Il futuro del giornalismo è nei dati
"I dati sono il futuro del giornalismo" spiegava pochi mesi fa Sir Tim Berners Lee. All'inventore del web il data journalism deve moltissimo perché se è da più di mezzo secolo che i dati sono conservati in formato digitale, lo sviluppo della rete ha creato possibilità senza precedenti, ma sono già diverse le redazioni che oggi sperimentano nuovi utilizzi dei dati per fare informazione.
Geoff McGhee, che ha lavorato nelle redazione del NYTimes, di AbcNews e di Le Monde interactif ha approfittato di una John S. Knight Fellowship per raccogliere in un video le testimonianze di molti delle più belle esperienze recenti di data journalism. Il video (qui sotto un estratto, sul sito della Stanford University la versione integrale) è ormai un "classic" e ha un taglio molto accessibile.
Tra le conclusioni di Geoff ecco una serie di punti che vale la pena evidenziare e sui quali questo blog tornerà per approfondire:
• L'analisi dei dati richiede nuovi strumenti, soprattutto nelle redazioni che non sono certo attrezzate come i dipartimenti di statistica.
• Oltre all'analisi dei dati, un fronte importantissimo è la loro visualizzazione. Questo è di fatto una ricerca in divenire dove si intrecciano, statistica, tagli giornalistico e sensibilità artistica.
• I giornalisti stanno sviluppando una nuova capacità di racconto basata sui dati.
• Non mancano i tranelli: molte visualizzazioni sono bellissime, ma raccontano davvero una storia?
• Dati in tempo reale: con la diffusione di telefonini e della rete stanno esplodendo ed è la frontiera più intrigante.
Pensate cosa si potrebbe fare con i dati anonimizzati di un milione di abitanti di una città per ricostruire i flussi del traffico nelle ore di punta... oppure con i dati di spoglio delle schede elettorali (Lo ha fatto il NYTimes nel 2008 per l'elezione di Obama ed è stato un successo replicato l'anno scorso per il Congresso).


