Il data journalism è punk!
Il punk era un fenomeno fatto di band che sapevano suonare solo tre accordi. Una performance che sembrava voler dimostrare che chiunque fosse in grado di sollevare una chitarra poteva fare musica. Il data journalism sta vivendo un momento simile, sostiene Simon Rogers sul DataBlog del Guardian. Simon ovviamente non dice che basta avere tre dati e una tastiera per fare giornalismo dei dati ma che oggi c'è una tale abbondanza di dati e di strumenti online gratuiti che non ci sono scuse per non provare a fare un po' di giornalismo dei dati.
La provocazione ci sta tutta, ma nella seconda giornata, dedicata alla visualizzazione, della Data Journalism School Ahref Istat (#djs12) che si conclude sabato 26 maggio a Roma si sono visti ben più di tre accordi. Stefano De Francisci ha affrontato i principi e le operazioni statistiche di base dietro le visualizzazioni, dai dettami di Edward Tufte al lavoro di Stephen Few (autore di Show with numbers) e di Hans Rosling, fondatore di Gapminder e sviluppatore di Statistic eXplorer, adottato da Ocse e Istat (ma di fatto lo stesso motore che sta dietro a Google Fusion). Federico Geremei, statistico e giornalista e Fabio Lipizzi di Istat hanno affrontato l'uso critico delle fonti e i principali repository nazionali e internazionali. Tomaso Piasapia è intervenuto sul delicato dema dell'accesso ai dati. La giornata è stata chiusa da Paolo Ciuccarelli, del laboratorio Density Design del Politecnico di Milano. Per Ciuccarelli, la presentazione grafica dei dati non va ridotta a una visualizzazione, ma pensata come un racconto visuale di fenomeni complessi che (con buona pace di Tufte) non è mai neutra. Di fatto, anche se si usano tre accordi, bisogna veramente sapere cosa si fa e che messaggio si va a trasmettere: un tema che i giornalisti sono abituati ad affrontare nell'uso delle parole e che dobbiamo mettere a fuoco sul fronte visivo.
Tra le molte bellissime cose presentate da Paolo e che ritroveremo presto nei materiali della DJS12 che verranno resi disponibili da Ahref la marcia di Napoleone in Russia di Charles Minard: la miglior visualizzazione del suo tempo secondo Edward Tufte;
le piume (al posto delle torte che è meglio salvare per il dessert) di Joe Boeckenstedt; Newsmap, che mostra la faccia visuale delle news di Google;
Tra gli strumenti presentati durante la giornata diversi sono abbastanza immediati da utilizzare (ma ne escono di nuovi tutti i mesi e su questo torneremo ancora nel DataBlog):
Many eyes, Tableau Public e Google Fusion, già citati nel toolkit di Elisabetta Tola.
G fusion tables per mappe
Visual.ly, utile per visualizzare i dati provenienti dai social media
Infogram, molto semplice e intuitivo.
Fineo, utilissimo per i diagrammi di flusso, rilasciato un anno fa da Density Design.
Un'idea che ci ha lanciato Ciuccarelli per chiudere: la visualizzazione dei dati è una bolla? Quasi certamente sì (non lo era anche il punk?), ma se scoppierà ec'è della vera innovazione senz'altro ripartirà con le cose migliori.


