I dati vincono il Pulitzer
Negli ultimi anni la giuria del Premio Pulitzer ha manifestato molta attenzione all'innovazione nel giornalismo e anche quest'anno non si è smentita. Il premio per il giornalismo investigativo è andato a Paige St. John, del Sarasota Herald-Tribune per un bellissimo lavoro sulla fragilità dei fondi assicurativi della Florida che mette a rischio la qualità della vita di milioni di residenti dello stato. L'inchiesta della St. John è durata due anni e, oltre a una serie di altissimo livello di articoli, ha prodotto anche un database preziosissimo per capire il comportamento di molti fondi assicurativi. Una risorsa che gli informatici dell'Herald hanno saputo valorizzare sviluppando una serie di applicazioni interattive utilissime per i lettori che permettono di capire cosa fa l'istituzione con la quale hanno firmato, ma anche il mercato generale e risalire al rischio di distruzione da uragano della propria area di residenza.
Il contesto dell'indagine è impressionante. Negli ultimi cinque anni (senza uragani) la regolamentazione delle assicurazioni in Florida è stata un'incessante altalena tra restrizioni e laissez faire. Di fatto però i premi sono aumentati del 350 percento lungo la costa più esposta agli uragani e oltre 2 milioni di polizze sono state cancellate. Il risultato è che oggi migliaia di padroni di casa hanno stipulato contratti con agenzie statali che, in caso di un disastro, secondo molti non potrebbero far fronte alle spese.
Il premio alla St John non è soltanto meritatissimo, ma anche un ottimo esempio di come si può combinare buon giornalismo e innovazione per produrre contenuti con un grande valore aggiunto e in grado di attirare moltissimi lettori online.
Last but not least, kudos a ProPublica per il secondo Pulitzer in due anni (e il 18imo nella carriera di Paul Steiger come direttore se non sbaglio).


