Technologies: useful beings for human beings

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Giovedì primo dicembre si è svolto presso l'aula 12 della Facoltà di Sociologia a Trento un seminario sulle tecnologie e le relazioni che nascono dal loro uso e dal ruolo che viene loro riconosciuto socialmente e culturalmente.

Il seminario, intitolato “le trame sociali delle tecnologie” ha avuto per scopo esplicito quello di “aprire la scatola nera delle diverse tecnologie che popolano il nostro quotidiano. Le tecnologie sono elementi attivi: non solo mediano ma interferiscono con le nostre vite; connettono, trasferiscono e talvolta provocano effetti non desiderati”.

Questo l'esordio di Attila Bruni che ha coordinato l'incontro stimolando la discussione.
Al centro del confronto le riviste “Etnografia e Ricerca Qualitativa” e “Tecnoscienza”, luoghi di riflessione su queste tematiche per la comunità, accademica e non, soprattutto in ambito nazionale.

L'oggetto centrale di interesse sono le relazioni fra persone e tecnologie. Un esempio è anche quello di internet che sempre di più si afferma come potente mezzo per l'organizzazione sociale.

Il dibattito è stato animato da una domanda centrale: come valutare l'utilità del lavoro di ricerca?
Il ricercatore nel suo lavoro dispiega un posizionamento politico (in senso lato, alto) e cerca di mettere all'opera il suo agire intellettuale anche nella progettazione di tecnologie, animato da spirito di servizio, con l'intento cioè di rispondere con quelle tecnologie alle esigenze che emergono dalla società.

La storia di queste tematiche di ricerca è la storia di una ex-fantascienza che ha importato e adattato metodi di ricerca tradizionali fino all'attuale mondo in cui reale e virtuale convivono e sono difficili da distinguere (un esempio su tutti, portato da Stefano De Paoli, ricercatore di Fondazione <ahref, è quello del far soldi veri giocando ai video giochi online).

Vincenzo D'Andrea ha arricchito la conversazione proponendo un'angolatura diversa, ossia proponendo la distinzione fra due domande differenti che aprono scenari distanti fra loro: nel domandarci quali sono le tecnologie di cui ci interessiamo dobbiamo chiarire se ci riferiamo a quelle di ieri e di oggi oppure a quelle di domani. A partire da questo distinguo esistono possibilità di incontro o di divisione fra approcci analitici diversi.
Più in generale al centro dell'attenzione è la relazione fra tecnologia e società: esiste una forte asimmetria tra la comprensione del fenomeno tecnologico e quella del fenomeno sociale; manca tuttavia un'adeguata conoscenza del contesto tecnologico. Tornando all'incipit: “non aprire del tutto quella scatola nera rende difficile la retroazione, comunicare con chi le tecnologie le costruisce”.

Quello che è emerso è in sostanza un quadro in cui il processo di costruzione di senso appare molto complesso; talvolta le potenzialità restano inespresse e sorge un problema radicale di intellegibilità per chi non ha un background tecnico rilevante.

La rivista Tecnoscienza - Italian Journal of Science & Technology Studies è nata all'interno di STS Italia – associazione di studi su scienza e tecnologia, luogo per discuter e per rifletter sulla società esprimendo una specificità italiana rispetto alla tecnologia: in Italia ci sono delle specificità che lo sguardo STS mette in rilievo e ciò apre a una discussione più ampia sulla costruzione e l'uso di tecnologie nel paese e, contemporaneamente, sulle possibilità di innovare in modo interdisciplinare le scienze sociali partendo dagli studi su scienza e tecnologia

Etnografia e ricerca qualitativa è la prima rivista italiana dedicata all’approccio etnografico nella ricerca sociale. Il numero monografico (2/2011) "New Groups and New Methods?", curato da Stefano De Paoli e Maurizio Teli, ha posto due sfide rilevanti alla comunità accademica italiana. La prima riguarda la rilevanza dei metodi e delle tecniche di ricerca propri delle indagini sui gruppi online nel più ampio dibattito metodologico sulla comprensione della società contemporanea. In breve, in una società sempre più digitalizzata, i metodi digitali dovrebbero essere parte della "cassetta degli attrezzi" di tutte le persone che fanno ricerca sociale. La seconda riguarda il rinnovamento dei metodi e delle tecniche stesse. In un percorso storico che ha visto la ricerca sociale impegnata nella "digitalizzazione" di metodi e tecniche proprie della ricerca sociale tout court venire via via riconosciuta nella sua importanza, è forse giunto il momento di compiere il percorso inverso, portando metodi "nativi digitali" nelle pratiche della ricerca sociale.

Link a esempi di casi studiati in questo modo:


Un nodo aperto resta nello iato che sussiste fra esigenze disciplinari ed esigenze della ricerca: al contrario dell'artigiano che parte da un problema da risolvere, le discipline sono vocate alla chiusura. I tentativi di chiusura possono tuttavia rappresentare dei tentativi di risposta a una situazione problematica. Esiste una suddivisione fra scienze (in)esatte e (in)umane: queste, anche se si presentano fredde e terribili, a vederle più da vicino, in opera, nell'attività del ricercare mostrano molta passione e un rapimento estetico che prende chi la ricerca la fa.

L’interdisciplinarietà e il pluralismo degli stili di ricerca e delle tendenze teoriche attuali testimoniano la vitalità delle questioni e un'articolazione delle argomentazioni tali da animare il dibattito sociologico e antropologico ponendo queste istanze al centro della contemporaneità.

(Di Giancarlo Sciascia)

L'immagine di copertina Pillars of labour è opera di Aviruthia.

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