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  <title>OpendataRSS</title>
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  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/data-journalism-awards-tre-progetti-italiani-in-finale">
    <title>Data Journalism Awards: tre progetti italiani in finale (e un making of)</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/data-journalism-awards-tre-progetti-italiani-in-finale</link>
    <description>Tre progetti italiani: #doveticuri, Gaza's Gas e Medici obiettori sono tra i 72 finalisti dei Data Journalism Awards. </description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>L'appuntamento finale è per il 20 di giugno all'Hotel de Ville di Parigi per i vincitori dei <a class="external-link" href="http://datajournalismawards.org/">Data Journalism Awards 2013</a>, una <a class="external-link" href="data-journalism-awards-tra-una-settimana-il-pulitzer-del-giornalismo-dei-dati">sorta di Pulitzer</a> del giornalismo dei dati aperto a tutti i giornalisti del mondo, ma la buona notizia è che ci sono tre progetti italiani in finale.</p>
<p>Nella categoria giornalismo investigativo - grandi media - c'è l'inchiesta sui medici obiettori in tema di aborto apparsa sul <a class="external-link" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/inchiesta-ru486-italia/">Il Fatto Quotidiano</a> firmata da Jacopo Ottaviani. Sempre nel giornalismo investigativo, ma per la sezione "small media", sono in gara l'<a class="external-link" href="http://irpi.eu/italiano-il-gas-di-gaza-e-gli-sprechi-dellunione-europea/">inchiesta sui fondi europei</a> destinati a Gaza firmata da Cecilia Ferrara e pubblicata dal neonato centro <a class="external-link" href="http://irpi.eu/">Irpi</a> (full disclosure: chi scrive fa parte del board dell'associazione ma non ha contribuito all'inchiesta), e l'inchiesta "<a class="external-link" href="http://daily.wired.it/mappa_migliori_ospedali">Lo sai #doveticuri?</a>" di Wired che comprende la prima mappa con tutti i dati di mortalità degli ospedali italiani (full disclosure/2: chi scrive è tra gli autori dell'inchiesta).</p>
<p>La giuria è al lavoro, ma conta anche il voto popolare che si può esprimere <a class="external-link" href="http://www.globaleditorsnetwork.org/dja/">qui</a>.</p>
<p>Tutti i 72 progetti sono una bellissima rassegna di idee, tecniche e approcci all'uso dei dati per il giornalismo e il Datablog tornerà sui più originali, ma intanto possiamo raccontare come è stato sviluppato #doveticuri che ho coordinato direttamente. L'inchiesta non ha beneficiato direttamente di risorse di Fondazione &lt;ahref, ma va certamente detto che le competenze e le riflessioni sviluppate nel corso del progetto iData sostenuto dalla fondazione sono state importantissime per l'avvio di questa inchiesta che speriamo abbia anche ricadute civiche più ampie.</p>
<p>Ecco, in breve come abbiamo lavorato.</p>
<p><strong>1. I dati.</strong> Tutti i dati utilizzati sono stati ottenuti da <a class="external-link" href="http://www.agenas.it">Agenas</a>, l'Agenzia del Ministero della salute per i servizi sanitari regionali che da anni li raccoglie per valutare le strutture italiane pubbliche e private. La qualità è perciò la migliore disponibile e non è stata necessaria una particolare opera di pulizia. Va detto subito che, tecnicamente, non si tratta di open data. Ne siamo entrati entrati in possesso solo dopo aver ricevuto l'accesso a un sito protetto da password (concessa a pochi giornalisti e ad alcune fasce di medici). Inizialmente Wired non era tra le testate selezionate dall'ufficio stampa del Ministero e abbiamo dovuto richiedere espressamente l'accesso. Abbiamo raccolto i dati scrappandoli dal sito grazie al supporto del gruppo HacksHackers di Bologna (nato un anno fa, all'IJF#12, come spin off del progetto iData della Fondazione Ahref).</p>
<p>Il database che abbiamo ottenuto è composto da un file Excel di 1200 righe (una per struttura) con 19 indicatori di cause di decesso. Stiamo valutando come rendere tutto il database che abbiamo creato completamente open.</p>
<p><strong>2. I tempi</strong>. Abbiamo raccolto i dati alla fine del 2012, ma abbiamo cominciato a lavorarci seriamente a dicembre per pubblicare a marzo sul cartaceo e (a causa di un po' di problemi di mappatura) andare online ai primi di aprile. Se avessimo potuto dedicarci a tempo pieno a questo lavoro sarebbero bastate due settimane.</p>
<p><strong>3. Le forze in campo</strong>. #doveticuri è stato realizzato grazie al lavoro di tre giornalisti (Marco Boscolo, collaboratore di Wired, Denis Rizzoli, allora stagista alla rivista e il sottoscritto, caposervizio nella testata), un information designer (Massimiliano Mauro) e Fabio Dellutri, informatico di Mitecube che aveva già collaborato sul progetto ScuoleSicure.</p>
<p><strong>4. I costi.</strong> I costi vivi (esclusi compensi e stipendi dei giornalisti e dello staff di Wired) si aggira intorno al migliaio di euro, sostanzialmente per la mappatura.</p>
<p><strong>5. La mappa.</strong> La geolocalizzazzione degli ospedali è stata fatta in redazione grazie a <a class="external-link" href="http://qgis.org/">QGis</a> dopo aver incrociato i nomi delle strutture censite da Agenas (prive di indirizzo) con indirizzi e dati di grandezza forniti dal Ministero e da Istat. La qualità della geolocalizzazione è in generale piuttosto buona, ma per un 10% di strutture è stata necessaria una revisione. La grafica è stata studiata dalla redazione, ma le soluzione di visualizzazione sono emerse dalla discussione con i ragazzi di Mitecube. Il risultato è una mappa visibile anche sui dispositivi mobili.</p>
<p><strong>6. I feedback.</strong> I messaggi di apprezzamento sono stati predominanti. Qualche critica è arrivato non tanto dall'ambiente medico, quanto dai comunicatori della sfera sanitaria preoccupati che i lettori possano avere un'immagine parziale delal sanità o non comprendere il significato dei dati.</p>
<p>Prima di pubblicare abbiamo parlato parecchio tra noi e con specialisti di questi dati e siamo convinti che siano di così grande interesse pubblico che sarebbe scorretto per un giornalista scegliere di non pubblicarli. Lo abbiamo fatto cercando di spiegare nel modo più completo possibile cosa significano e cosa non significano.</p>
<p>Questi dati faranno preoccupare qualcuno? Francamente lo speriamo proprio perché è sufficiente ossevare la grande variabilità della frequenza dei decessi tra gli ospedali italiani. La Sanità è sempre un tema elettorale forte e crediamo che i cittadini di molti territori debbano pretendere servizi migliori dalla propria Regione.</p>
<p><strong>7.I prossimi passi.</strong> Come immaginabile il nostro database è pieno di altre storie che stiamo cominciando a sviluppare. In più, abbiamo pubblicato i dati 2012, ma abbiamo in tasca anche quelli dal 2007 al 2011 con cui cominceremo a giocare presto. Insomma, ne sentirete ancora parlare.</p>
<p>Se qualcuno ha idee di procetti "civici" non in competizione editoriale, parliamone volentieri.</p>
<p><strong>8. Cosa migliorare.</strong> Certamente l'usabilità del sistema e le possibilità di confronto. È buona ma non ancora quella che vogliamo. Ci stiamo lavorando e i suggerimenti sono naturalmente benvenuti.</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Data journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>DData journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Data visualisation</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Pubblica Amministrazione</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Civic media</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Community</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Cittadinanza attiva</dc:subject>
    
    <dc:date>2013-05-02T09:35:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/civic-media-e-precisione-levoluzione-del-giornalismo">
    <title>Precisione, dati, accesso e partecipazione: gli spin-off dei civic media</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/civic-media-e-precisione-levoluzione-del-giornalismo</link>
    <description>I civic media sono uno hot spot di innovazione che ha connessioni forti e deboli e negli ultimi anni ha generato molti spin-off</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><img class="image-right" src="resolveuid/925ffc0c-818c-4f05-9461-fa2433aebc61/@@images/image/mini" />Che cos'è un "civic media"? Per <a class="external-link" href="http://henryjenkins.org/">Henry Jenkins</a>, del Mit Media Lab i civic media sono uno dei punti di collisione tra mezzi di comunicazione e impegno pubblico. È un'ibridazione che è esplosa con i new media e la loro dimensione social, ma che talvolta contamina i media mainstream. Ma soprattutto, i media civici sono una delle aree di ricerca e innovazione più interessanti e prolifiche. Fondazione Ahref è stata probabilmente la prima a <a class="external-link" href="http://weblog.ahref.eu/luca-de-biase-illustra-e-discute-lo-scenario-mediatico-italiano-al-center-for-civic-media-del-mit-diretto-da-ethan-zuckermann">portare in Italia</a> una missione specifica sui media civici e a stimolare la proliferazione di un ecosistema di progetti, riflessioni e iniziative che, spesso più filosoficamente che finanziariamente, sono strettamente imparentate. Per dirla con le parole di Stephen Jay Gould, si potrebbe parlare di un'equilibrio punteggiato, di un ecosistema dove attori anche molto diversi condividono alcuni geni fondamentali, anche se li esprimono in maniera spesso assai diversa.</p>
<p> </p>
<p>È questo il caso di alcuni progetti lanciati recentemente e che hanno nella propria geneaologia evolutiva riflessioni maturate anche grazie al <a class="external-link" href="http://www.ahref.eu/it/ricerca/progetti/idata">progetto iData</a> sostenuto dal 2010 da Fondazione Ahref. Qualche giorno fa c'è stata la prima tappa pubblica</p>
<p>di <a class="external-link" href="http://www.dirittodisapere.it/2013/01/15/legalleaks-il-primo-manuale-sullaccesso-allinformazione-per-cittadini-e-giornalisti-in-cc-da-scaricare/">Diritto Di Sapere</a>, un progetto sostenuto dalla <a class="external-link" href="http://www.opensocietyfoundations.org">Open Society Foundations</a> che mira ad espandere <a class="external-link" href="http://www.dirittodisapere.it/il-tuo-diritto-di-accesso/">l'accesso all'informazione</a> in Italia. Il diritto di accesso, su cui si basano strumenti come il Freedom of information act statunitense, così utile ai colleghi d'oltreatlantico che spesso è all'origine di inchieste che portano al Pulitzer, è ancora zoppicante in Itala nonostante le forti evoluzioni in atto con i decreti sull'anticorruzione e la trasparenza imposta dall'<a class="external-link" href="ddl-sviluppo-cosa-ce-per-il-giornalismo-dei-dati">art. 18 del decreto Passera 2</a>. Per questo Diritto Di Sapere ha appena pubblicato LegalLeaks, la prima guida pratica per accedere all'informazione pensata per cittadini e giornalisti <a class="external-link" href="http://www.dirittodisapere.it/wp-content/uploads/2013/01/LEGALLEAKSita1.pdf">scaricabile qui</a>.</p>
<p> </p>
<p><img class="image-right" src="resolveuid/1a21fe26-5e7c-45b9-b2dc-d41e654db537/@@images/image/thumb" /></p>
<p>L'accesso (inteso come diritto fondamentale dell'uomo prima che problema tecnico) a sua volta è un tema centrale dell'Agenda Digitale e del dibattito internazionale dell'Open Governement Partnership perché</p>
<p>è strumentale non solo allo sviluppo degli open data che oggi vanno così di moda (in realtà un buon diritto di accesso è la miglior garanzia di un open data utile e di qualità) che alla partecipazione dei cittadini che si vuole in una democrazia evoluta.</p>
<p>Ma le frazioni di Dna condivise da iData e Diritto Di Sapere sono in realtà più antiche di entrambi i progetti e si possono ritrovare nel Giornalismo di Precisione di Philip Meyer. Competenze tecniche e strumenti di accesso all'informazione (dati, ma anche documenti) sono infatti due gambe che devono camminare insieme se lo scopo è migliorare il giornalismo e la democrazia.</p>
<p>Ma gli spin-off del pensiero civic-media non sono finiti perché come ha ricordato <a class="external-link" href="http://storify.com/bilalr/diving-into-data-data-journalism-at-ijf12">Aron Pilhofer a IJF#12</a>, la bellezza (e la maledizione, aggiungo io...) dell'Italia è che c'è tantissimo spazio per l'innovazione dei media. Non a caso negli ultimi mesi la parola "fact-checking", che fino a qualche anno fa provocava alzate di sopracciglia, è diventata non solo un'espressione ricorrente in rete e ha conquistato sezioni dedicate in diverse testate nazionali.</p>
<p><img class="image-left" src="resolveuid/f5df995c-5f36-4bd1-8523-a98a4d119c1a/@@images/image/thumb" /></p>
<p>Sul fronte più ampio, e grazie al supporto del Festival del Giornalismo di Perugia che ogni anno si conferma un fenomenale incubatore di esperienze, è nato in Italia anche <a class="external-link" href="http://hackshackers.com/">HacksHackers</a>, una serie di incontri a <a class="external-link" href="http://www.meetup.com/Hacks-Hackers-Bologna/">Bologna</a> e <a class="external-link" href="http://www.meetup.com/Hacks-Hackers-Milano/">Milano</a> (ma espandibili ovunque - il formato è open source!) per favorire la contaminazione tra tecnologie e giornalismo. Anche qui, non ci vuole Craig Venter, per ritrovare marcatori provenienti dal Mit e da iData.</p>
<p>Più distante, ma sempre nella nuvola dell'equilibrio punteggiato la settimana scorsa è stato presentato <a class="external-link" href="http://irpi.eu/">Irpi</a>, un nuovo centro per il</p>
<p><img class="image-left" src="resolveuid/7adecf86-f363-4d8f-9732-8f77e7532ce2/@@images/image/thumb" /></p>
<p>giornalismo investigativo ideato da Guia Baggi e Leo Sisti e che ha al suo interno un pezzo di giornalismo dei dati che ha già attirato l'attenzione di colleghi stranieri.</p>
<p>Nei prossimi mesi, a <a class="external-link" href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/">IJF#13</a> vedremo anche il lancio di Datajournalism.it, un sito che vuole mettere in rete le forze del giornalismo dei dati italiano (ancora poche ma in crescita) grazie anche alla community di <a class="external-link" href="data-journalism-in-italia-ce-una-mailing-list">datajournalismitaly</a> che oggi conta più di 250 membri.</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    <dc:date>2013-01-23T10:40:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/hackshackers-call-per-progetti-e-nuova-sede-milano-8-gennaio">
    <title>HacksHackers: call per progetti e nuova sede - Milano 8 gennaio</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/hackshackers-call-per-progetti-e-nuova-sede-milano-8-gennaio</link>
    <description></description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p style="text-align: left; "><a href="hackshackers-appuntamento-a-milano-il-11-luglio" target="_self">HackHackers</a><span class="Apple-converted-space"> </span>torna a Milano l'8 gennaio 2013 con una nuova sede: l'<a href="http://guidoromeo.typepad.com/glog/www.ostellobello.com" target="_self">Ostello Bello</a><span class="Apple-converted-space"> </span>di via Medici e il supporto dei<span class="Apple-converted-space"> </span><a href="http://www.greengeek.it/" target="_self">GreenGeek</a>. Il programma è in via di definizione e sono benvenute le segnalazioni.</p>
<p style="text-align: left; ">L'accento questa volta è volutamente produttivo.</p>
<p style="text-align: left; ">Abbiamo spiegato il formato, mostrato le possibilità dell'alleanza tra giornalismo, media digitali e dati. Ora vogliamo alzare l'asticella ancora un po' per fare in modo che da HH nascano non solo spunti e idee, ma veri progetti collaborativi tra media e It.</p>
<p style="text-align: left; ">Ecco intanto una minirassegna di ciò che è apparso finora:</p>
<div style="text-align: start; "><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/hacks-hackers-nuove-tecnologie-e-giornalismo-questa-sera-a-milano/261989/" target="_blank">http://www.ilfattoquotidiano.it/20<span class="il">1</span>2/06/<span class="il">1</span>3/hacks-hackers-nuove-tecnologie-e-giornalismo-questa-sera-a-milano/26<span class="il">1</span>989/</a></div>
<div style="text-align: start; "><a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/26396/" target="_blank">http://www.festivaldelgiornalismo.com/post/26396/</a></div>
<div style="text-align: start; "><a href="hacks-and-hackers-italy-dopo-perugia-e-bologna-parte-milano" target="_blank">http://datablog.ahref.eu/hacks-and-hackers-italy-dopo-perugia-e-bologna-parte-milano</a></div>
<div style="text-align: start; "><a href="http://nelsonmau.wordpress.com/2012/05/25/hacks-hackers-sbarca-anche-a-milano/" target="_blank">http://nelsonmau.wordpress.com/20<span class="il">1</span>2/05/25/hacks-hackers-sbarca-anche-a-milano/</a></div>
<div style="text-align: start; "><a href="http://www.chefuturo.it/agenda/hacks-hackers-milano/" target="_blank">http://www.chefuturo.it/agenda/hacks-hackers-milano/</a></div>
<div style="text-align: start; "><a href="http://www.meetup.com/Hacks-Hackers-Milano/events/calendar/" target="_blank">http://www.meetup.com/Hacks-Hackers-Milano/events/calendar/</a></div>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    <dc:date>2012-12-17T15:55:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/dataviz-il-centro-knight-lancia-un-corso-aperto-e-online-di-massa">
    <title>DataViz, il centro Knight lancia un corso aperto e online di massa</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/dataviz-il-centro-knight-lancia-un-corso-aperto-e-online-di-massa</link>
    <description></description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Il successo della Khan Academy ha fatto scuola e (finalmente) anche il <a class="external-link" href="http://knightcenter.utexas.edu/">centro Knight per il giornalismo</a> ha deciso di lanciare il suo primo Mooc (Massive Open Online Course), un corso aperto e online che conta già più di 2mila iscritti in 19 paesi che vogliono capirne di più di rappresentazione dei dati, dagli infodesigner ai data journalists. Un esperimento da completare in sei settimane coordinato da <a class="external-link" href="http://www.thefunctionalart.com/">Alberto Cairo</a> e tutto da seguire, sia per i contenuti che per il formato.</p>
<p><iframe frameborder="0" height="281" src="http://player.vimeo.com/video/50644437?badge=0" width="500"></iframe></p>
<p><a href="http://vimeo.com/50644437">Introduction to Infographics and Data Visualization</a> from <a href="http://vimeo.com/user6309254">Knight Center</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Data journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>DData journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Citizen Journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Data visualisation</dc:subject>
    
    <dc:date>2012-12-12T06:05:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/scuolesicure-i-dati-per-battere-i-terremoti-e-la-burocrazia">
    <title>#scuolesicure: i dati per battere i terremoti (e la burocrazia)</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/scuolesicure-i-dati-per-battere-i-terremoti-e-la-burocrazia</link>
    <description>ll "making of" dell'inchiesta #scuolesicure del magazine Wired, dalla ricerca dei dati all'elaborazione e visualizzazione.</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Un mese fa, in occasione del decennale del crollo della scuola Francesco Jovine di San Giuliano di Puglia, abbiamo chiuso la prima fase del progetto <a class="external-link" href="http://daily.wired.it/news/politica/2012/11/09/scuole-sicurezza-terremoto-143678.html">#scuolesicure</a>, una (forse troppo) ambiziosa  indagine di <a class="external-link" href="http://www.wired.it">Wired</a> per mappare quali, tra i circa 45mila edifici scolastici italiani, rischiano di crollare in caso di sisma.<img class="image-right" src="resolveuid/bf79da87-1866-473f-beed-252f7379ae42/@@images/image/preview" /></p>
<p>Il risultato finale è la mappa interattiva visibile <a class="external-link" href="http://daily.wired.it/news/politica/2012/11/09/scuolesicure-mappa-scuole-sicurezza-terremoto-143678.html">qui</a> e un recap di tutti i pezzi è raccolto in <a class="external-link" href="http://storify.com/guidoromeo/scuolesicure-ecco-tutta-l-inchiesta-di-wired">questo storify.</a></p>
<p>L'interesse dei lettori è stato alto e moti colleghi e addetti ai lavoro ci hanno chiesto dettagli su come abbiamo lavorato per produrre #scuolesicure e lo faccio volentieri, sperando che possa essere d'ispirazione ad altri e che potremo imparare anche noi da chi ci legge.<br /><br />Due cose vanno dette subito:</p>
<p>1.<b> #scuolesicure è stato un vero lavoro collettivo</b> e non sarebbe mai stato possibile con le sole forze interne di una redazione. Le colleghe Elisabetta Tola (l'altra metà di iData che ha per prima proposto e concepito l'indagine) e Isabella Buono (neogiornalista ma ormai provetta data-cruncher) sono state due persone chiave. All'interno della redazione sono stati indispensabili Massimiliano Mauro ci ha permesso di trasformare 70mila righe di dati in Excel in una mappa e Denis Rizzoli, arrivato a bordo giusto in tempo per le fasi più dure dell'analisi. Ma sono tante le persone che dobbiamo ringraziare anche fuori dal giro più stretto di chi ha messo le mani su dati e mappe: GlobalLeaks tutta, Simone Cortesi di OpenStreetMap e Maurizio Napolitano di Fondazione Bruno Kessler per geocoding e mappatura. Romano Camassi, sismologo dell'Ingv per la preziosa consulenza tecnica e le pazienti spiegazioni degne di un corso semestrale in sismologia. <i>Last but not least</i>, un contributo importantissimo è arrivato da Fabio Dellutri e Ilaria Damasso che ci hanno messo a disposizione la piattaforma di <a class="external-link" href="http://www.voglioilruolo.it/trovascuole">Trovascuole</a> che oggi permette di visualizzare la mappa.</p>
<p><br />2. <b>#scuolesicure è tutt'altro che un lavoro completato</b>. Più che una mappa delle scuole a rischio, va definita come una mappa della nostra ignoranza sulle scuole a rischio. La stragrande maggioranza di chi, alunni, docenti e non docenti, ogni giorno entra negli oltre 22mila edifici che secondo Protezione Civile sono a rischio in caso di sisma non sa a cosa va incontro. Nel bene e nel male perché 9 su 10 di queste scuole o non sono state controllate o, se lo sono, spesso non pubblicano gli inidici di rischio (ad oggi solo Lazio e Abruzzo lo fanno).</p>
<p>Ma per venire ai nostri "materiali e metodi" ecco come abbiamo lavorato, dove spesso abbiamo inciampato e qualche riflessione su cosa poteva essere fatto meglio.</p>
<p><b>Raccolta dati</b><br />Questo è stato un lavoro preziosissimo. Non l’ho fatto di persona perché sono state Isabella ed Elisabetta a ricostruire, attraverso i dati pubblicati (quasi sempre in pdf..:() sui siti delle Regioni. Seguendo la "pista" degli euro spesi siamo riusciti a ricostruire quali edifici erano stati controllati. ne ho enorme rispetto perché è stato faticoso e, soprattutto, è alla base di tutto ciò che ancora stiamo facendo. Ci siamo spesso chiesti come avremmo potuto fare diversamente e più rapidamente, ma questa alla fine è stata l'unica e molto faticosa strada. Le nostre richieste al Miur hanno purtroppo trovato le porte chiuse nonostante un contatto diretto sia con il portavoce del Ministro che ocn il responsabile dell'ufficio edilizia e sicurezza scolastica intervistato <a class="external-link" href="http://daily.wired.it/news/politica/2012/10/23/scuolesicure-anagrafi-scolastiche-123456.html">qui</a>. Abbiamo anche fatto diverse richieste alle Regioni, ma con poca fortuna. <b>L'apertura dei dati è stato il fallimento più frustrante di questo lavoro</b>, ma speriamo che nei prossimi mesi potremo essere contraddetti.<br /><b> </b></p>
<p><b>Relazione con gli interlocutori istituzionali e richieste di accesso ai dati</b><br />Tenere traccia di tutte le richieste fatte, degli interlocutori e dei tempi di risposta (o, più spesso, mancata risposta) è stato fondamentale. Quando si lavora a un'inchiesta così articolata e a più mani è ancor più fondamentale mantenere una mappa condivisa di chi è stato contattato e quando. Qualche buono spunto su come fare è arrivato da Luuk Sengers, incontrato anni fa al Tcij e vero guru sull’uso di excel (http://www.storybasedinquiry.com/luuk-sengers/) per tracciare e collegare fonti e documenti (adesso cerco i file). Intanto ecco un suo volumetto con Mark Lee Hunter: http://www.storybasedinquiry.com/wp-content/uploads/2011/05/Manual-Story-Based-Inquiry.pdf<br /><br />Intanto ecco alcune accorgimenti che suggerisco come regole di base:<br />- Nel caso di una richiesta di dati o documenti, far seguire alla conversazione telefonica, una richiesta scritta per mail<br />- mettere in cc l’ufficio stampa dell’istituzione a cui si fa richiesta<br />- mettere in bcc un proprio indirizzo mail e quello di almeno uno dei colleghi con cui si lavora (ricordiamoci il caso Miur! che per fortuna è andato bene)<br />- tenere un log delle richieste avanzate e fare recall (almeno uno) sia telefonici che email se non si ottiene risposta a distanza di una settimana.<br />- valutare se si può fare una richiesta di accesso agli atti a norma 241 per accedere alle informazioni richieste (sto lavorando sulla messa a punto di una lettera proforma)<br /><br /><b>Formattazione dati</b><br />Qui abbiamo fatto un sacco di errori, ma era inevitabile perché i dati di partenza erano spesso sporchissimi. I documenti di spesa regionali da cui siamo partiti spesso riportavano solo un indirizzo parziale degli edifici dove erano stati spesi i soldi (alla faccia della trasparenza della spesa pubblica!). Una volta ricostruiti gli indirizzi (dei codici meccanografici che identificano ogni singola scuola manco parlarne...) abbiamo dovuto identificare le scuole nell'<a class="external-link" href="http://archivio.pubblica.istruzione.it/anagrafica_scuole/statali.shtml">anagrafe</a> pubblicata online dal Miur.</p>
<p>Ecco però qualche buon consiglio su come gestire un database che alla fine comprendeva oltre 70mila edifici per circa 45mila scuole.<br />- va steso fin dall’inizio una struttura dei file - a cominciare dalle intestazioni- che si possa portare fino alle ultime fasi di visualizzazione.<br />- Per ogni file va conservato una copia su una piattaforma cloud (DropBox è stata utilissima) e una in locale come backup.</p>
<p>- Va stabilita una nominazione univoca dei file e rispettata. Questo è cruciale non solo quando si lavora in gruppo, ma anche per chi è da solo.</p>
<p>- Evidenziare l’ultima versione disponibile del file, quella con le ultime modifiche.<br /><br /><b>Elaborazione dati</b><br />- usare gli stessi software<br />- tenere un diario (condiviso online) di che cosa si fa in ogni file (aggiunta colonne, formule inserite etc..) A questo proposito è utile creare anche un file Legenda in cui inserire il nome di ogni nuovo file creato e una breve descrizione.<br />- la pulizia dei dati è un passo fondamentale e preziosissimo. Se ne pagano le conseguenze in sede di visualizzazione come abbiamo visto.</p>
<p> </p>
<p style="text-align: left; "><b>Visualizzazione e geocoding</b></p>
<p style="text-align: left; ">Qui siamo stati enormemente rallentati dalla sporcizia dei dati. Colpa certamente delle PA poco collaborative, della disastrosa anagrafica ministeriali che al suo interno ha dizioni diverse per lo stesso tipo di scuole e non è completa come ci segnalano molto lettori che non hanno trovato le scuole dive i loro figli si recano tutti i giorni.</p>
<p style="text-align: left; ">Il contributo e l'esperienza di designer di Massimiliano è stato fondamentale per raccontare visivamente ciò che avevamo raccolto. Abbiamo imparato che graficamente, il racconto è soprattutto un'opera di sottrazione del superfluo.</p>
<p>Il geocoding che è stata un’avventura. Settantamila indirizzi sono una quantità industriale di dati da codificare in poche ore e abbiamo scoperto strada facendo che GoogleMaps permette di codificare 2500 indirizzi al giorno per ogni IP. Basta pensare che solo l'Emilia Romagna conta più di 8mila scuole per capire il problema. Abbiamo imparato a usare QGis, ma anche che la geocodifica non è un territorio dove avventurarsi senza qualcuno a cui poter chiedere aiuto. Una volta mappati, verificare i dati è fondamentale se non ci si vuole trovare con centinaia di scuole italiane in Giappone e Cina (ma anche nell'Oceano indiano).<br /> <br /></p>
<p><b>Prossimi passi</b></p>
<p><b>#scuolesicure </b>ha concluso la sua prima fase perché ci eravamo dati un obbiettivo e una data, ma credo che nessuno pensi che sia completato. Speriamo di essere riusciti a creare un po' di attenzione su un problema che è cronico e tocca almeno 4 milioni di persone nelle 22mila scuole ispezionate o in attesa si verifiche antisismiche, ma il fine ultimo di questo lavoro è provocare dei cambiamenti. Speriamo di poterlo riprendere in mano a breve con dei nuovi dati.</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Data journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>DData journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Citizen Journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Scuola</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Public Administration</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Data visualisation</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Open Data</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Pubblica Amministrazione</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>datajornalismitalyCommunity</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>mapping</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>datajornalismitaly</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Open Data, Dati pubblici</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>infographics</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Cittadinanza attiva</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Emilia Romagna</dc:subject>
    
    <dc:date>2012-12-02T22:30:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/ddl-sviluppo-cosa-ce-per-il-giornalismo-dei-dati">
    <title>Ddl sviluppo: cosa c'è per il giornalismo dei dati</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/ddl-sviluppo-cosa-ce-per-il-giornalismo-dei-dati</link>
    <description>Nel Ddl sviluppo del Ministro Passera ci sono molte cose che interessano i giornalisti, ma un articolo in particolare fa spalancare gli occhi a chi si interessa di dati (per il giornalismo e non solo).
</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Nel <a class="external-link" href="http://guidoromeo.typepad.com/files/07.bozza_decreto_legge_crescita_e_sviluppo_13_giugno_2012.pdf">Ddl sviluppo</a> del Ministro Passera ci sono molte cose che interessano i giornalisti, ma un articolo in particolare fa spalancare gli occhi a chi si interessa di dati (per il giornalismo e non solo).</p>
<p>È l'art. 10 del secondo capo, dedicato alle misure urgenti per la trasparenza delle pubbliche amministrazioni che, se implementato, potrebbe diventare una vera benedizione per il giornalismo dei dati in Italia.</p>
<p>Il primo comma sancisce infatti che "<i>la concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e </i><i>l'attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti </i><span>(ndr: con tanto di curriculum!) </span><i>ed imprese per forniture, </i><i>servizi, incarichi e consulenze e comunque di vantaggi economici di qualunque genere di cui </i><i>..... ad enti pubblici e privati, di importo </i><i>complessivo superiore a mille Euro nel corso dell’anno solare, sono soggetti alla pubblicità  sulla </i><i>rete internet ai sensi del presente articolo”.</i></p>
<p>L'idea di veder pubblicate online le cifre di pagamenti ad aziende e professionisti che oggi sono passate sottobanco da "amici" interessati o ottenute a costo di laboriose richieste di accesso agli atti sarebbe una benedizione non solo per la trasparenza dell'amministrazione ma anche per il modo di fare informazione in Italia, ma c'è di più.</p>
<p>Sì, perché non ci si è nemmeno finito di saltare sulla sedia, che già si pensa: «Sì, ma tanto poi tanto chi la applica? Le varie amministrazioni faranno muro e non se ne caverà nulla...».</p>
<p>E qui arriva il comma 4 che stabilisce che dal 1 gennaio 2013 chi non pubblica online e con la completezza prescritta questi dati si mette in condizione di illegalità al punto che - secondo alcuni funzionari della pubblica amministrazione - non si potrebbero nemmeno effettuare pagamenti a imprese e consulenti (e lo sblocco dei pagamenti pubblici è invocato a gran voce da aziende come dai professionisti).</p>
<p>In conclusione: il decreto potrebbe subire ancora stralci e modifiche, ma se anche la cifra dei 1000 euro fosse decuplicata, quella che si profila all'orrizzonte sembra la tempesta perfetta per l'esplosione e la crescita del giornalismo dei dati in Italia.</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    <dc:date>2012-07-10T12:50:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/hackshackers-appuntamento-a-milano-il-11-luglio">
    <title>HacksHackers: appuntamento a Milano l'11 luglio</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/hackshackers-appuntamento-a-milano-il-11-luglio</link>
    <description></description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Alla faccia di zanzare, calura e defezioni per ferie, a Milano proseguono gli incontri di HacksHackers, la rete di conversazioni tra tecnologi e giornalisti (non è un'associazione, non ci sono tessere, nè obblighi di presenza, ma solo di scambio di conoscenze...).</p>
<p>L'appuntamento è alle 21 di mercoledì 11 nella sala al primo piano di <a class="external-link" href="http://www.cuccagna.org/">Cascina Cuccagna</a>.</p>
<p>Ecco il menù della serata:</p>
<p>1) Open Street Map e crowdsourcing dei dati nell'Emilia del terremoto, con Simone Cortesi <br /><br />2) Crime mapping: i progressi del progetto di Daniele Belleri 'Milano - il giro della nera' e Green Geek</p>
<p>3) Gruppi di lavoro: cosa è partito e cosa volete che parta da HacksHackers, idee e suggerimenti.</p>
<p>Avremo anche un approfondimento legato agli open data della Regione Lombardia e al concorso che è stato bandito dall'amministrazione locale.</p>
<p>Chi è intenzionato a venire fa una bella cosa registrandosi <a class="external-link" href="http://www.meetup.com/Hacks-Hackers-Milano/events/70138752/">qui nel meetup</a>.</p>
<p>Chi è intenzionato a partecipare con micropresentazioni (max 5 min e 3 slides) è utile se ce le anticipa.</p>
<p>Per seguire quello che succede nella serata<span> l'hashtag è </span><b>#hhitaly</b><span>.</span></p>
<p>L'appuntamento successivo è per il 28 settembre con quella che speriamo sia una sorpresa che coinvolgerà molti.</p>
<p>Gli appuntamenti di HH sono autofinanziati e non sono sostenuti economicamente dal progetto iData, ma sono stati concepiti e promossi da molte delle persone coinvolte in esso.</p>
<div>
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</div>
</div>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    <dc:date>2012-07-09T17:55:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/hacks-and-hackers-italy-dopo-perugia-e-bologna-parte-milano">
    <title>Hacks and Hackers Italy: dopo Perugia e Bologna parte Milano</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/hacks-and-hackers-italy-dopo-perugia-e-bologna-parte-milano</link>
    <description>Da qualche settimana la contaminazione tra giornalismo e tecnologia ha una marcia in più in Italia. Dopo la presentazione  di Hacks/Hackers all'IJF#12 di Perugia con due dei fondatori, Burt Herman, ex-Associated Press e creatore di Storify insieme ad Aron Pilhofer (ancora un grazie ad Arianna Ciccone e Chris Potter per averli invitati!), la serie di incontri mirati al "reboot" del giornalismo sta prendendo piede in Italia.</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Da qualche settimana la contaminazione tra giornalismo e tecnologia ha una marcia in più in Italia. Dopo la presentazione  di <a class="external-link" href="http://hackshackers.com/">Hacks/Hackers</a> all'<a class="external-link" href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/programme/2012/hackshackers-italy-here-we-go">IJF#12 </a>di Perugia con due dei fondatori, Burt Herman, ex-Associated Press e creatore di Storify insieme ad Aron Pilhofer (ancora un grazie ad Arianna Ciccone e Chris Potter per averli  invitati!), la serie di incontri mirati al "reboot" del giornalismo sta prendendo piede in Italia.</p>
<p><a class="external-link" href="http://www.meetup.com/Hacks-Hackers-Bologna/">HHBologna</a> è nato qualche settimana fa e il 13 sera a Cascina Cuccagna a Milano è partito il <a class="external-link" href="http://www.meetup.com/Hacks-Hackers-Milano/events/67518502/">chapter milanese</a> grazie a Eleonora Bianchini che oltre ad aver organizzato tutto con il supporto dei Green Geek ne ha anche parlato su <a class="external-link" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/13/hacks-hackers-nuove-tecnologie-e-giornalismo-questa-sera-a-milano/261989/">Il Fatto</a>.</p>
<p>Qui un po' di link per seguire gli HH italiani:</p>
<p><a href="https://twitter.com/#%21/@HacksHackersMI">@HacksHackersMI</a></p>
<p><a href="https://twitter.com/#%21/@HacksHackersMI">@HacksHackersBO</a></p>
<p>e ovviamente #HHItaly</p>
<p>Visto che è ancora poco conosciuto in Italia è bene essere chiari: HH  non è un'associazione, non dà tessere e non richiede quote. È una  piattaforma, un luogo di aggregazione dove si scambiano sperienze e  nascono collaborazioni e progetti. Sia no profit che profit. Chi vuole lanciarlo nella propria città deve solo registrari con HH negli Usa e  non farne un'operazione commerciale.</p>
<p>Intanto ecco alcuni delle cose presentate al primo appuntamento milanese</p>
<p><a class="external-link" href="http://globaleaks.org">Global Leaks</a>: un gruppo che punta allo sviluppo di un sistema Tor plug&amp;play per incentivare il whistleblowing sicuro.</p>
<div id="__ss_13324950"><b><a href="http://www.slideshare.net/globaleaks/globaleaks-no-disconnect-strategy" target="_blank" title="GlobaLeaks No Disconnect Strategy">GlobaLeaks No Disconnect Strategy</a></b> 
<object data="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=globaleaks-nodisconnectstrategy-tech-120614093439-phpapp02&stripped_title=globaleaks-no-disconnect-strategy&userName=globaleaks" height="355" id="__sse13324950" type="application/x-shockwave-flash" width="425">
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<param name="name" value="__sse13324950">
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</object>
<div>View more <a href="http://www.slideshare.net/" target="_blank">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/globaleaks" target="_blank">GlobaLeaks</a></div>
</div>
<p> </p>
<p><a class="external-link" href="http://www.densitydesign.org/">Density Design</a>: il gruppo di designer dell'informazione del Politecnico di Milano (c che incrociano social media, notizie e storia per dare senso ai dati del territorio.</p>
<p> </p>
<div id="__ss_13330624"><b><a href="http://www.slideshare.net/guidoromeo/densitydesign-hhmilano" target="_blank" title="Densitydesign HHMilano">Densitydesign HHMilano</a></b></div>
<div><b><a href="http://www.slideshare.net/guidoromeo/densitydesign-hhmilano" target="_blank" title="Densitydesign HHMilano"></a></b> 
<object data="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=densitydesignhh-120614162011-phpapp01&stripped_title=densitydesign-hhmilano&userName=guidoromeo" height="355" id="__sse13330624" type="application/x-shockwave-flash" width="425">
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</object>
</div>
<div id="__ss_13330624">
<div>View more <a href="http://www.slideshare.net/" target="_blank">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/guidoromeo" target="_blank">Guido Romeo</a></div>
</div>
<p> </p>
<p><a class="external-link" href="http://danielebelleri.altervista.org/mappamilano2012.html">Il Giro della Nera</a>, un ambizioso progetto di mappatura delle news di cronaca nera relative a Milano condotto da Daniele Belleri.</p>
<p> </p>
<div id="__ss_13330368"><b><a href="http://www.slideshare.net/guidoromeo/presentazione-giro-della-nera" target="_blank" title="Presentazione giro della nera">Presentazione giro della nera</a></b> 
<object data="http://static.slidesharecdn.com/swf/ssplayer2.swf?doc=presentazionegirodellanera-120614155211-phpapp01&stripped_title=presentazione-giro-della-nera&userName=guidoromeo" height="355" id="__sse13330368" type="application/x-shockwave-flash" width="425">
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</div>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>citizen journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Storytelling</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>hackshackers</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>datajornalismitaly</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>datajornalismitalyCommunity</dc:subject>
    
    <dc:date>2012-06-19T06:07:22Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/i-materiali-della-prima-data-journalism-school-ahref-istat">
    <title>I materiali della prima Data Journalism School Ahref-Istat</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/i-materiali-della-prima-data-journalism-school-ahref-istat</link>
    <description>Le slides delle lezioni dei primi due giorni della Data Journalism School organizzata da Ahref e Istat presso la Scuola di Statistica di Roma dal 24 al 26 maggio 2012</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>La prima <a class="external-link" href="http://www.ahref.eu/it/biblioteca/data-journalism-1/data-journalism-school-aref-istat-i-materiali-1">DJS organizzata a Roma da Ahref e Istat</a> ha formato 23 giornalisti con un riscontro molto positivo da parte dei partecipanti. In attesa della prossima edizione che stiamo cercando di programmare in Nord Italia ecco i <a class="external-link" href="http://www.ahref.eu/it/biblioteca/data-journalism-1/data-journalism-school-aref-istat-i-materiali-1">materiali</a> delle presentazioni e le biografie dei docenti.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Data journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>DData journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Scuola</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Storytelling</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Data visualisation</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Open Data</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Pubblica Amministrazione</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>datajornalismitaly</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>Open Data, Dati pubblici</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>datajornalismitalyCommunity</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>DSJ school &lt;ahref istat</dc:subject>
    
    <dc:date>2012-06-19T06:03:10Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/data-journalism-awards-come-sono-nate-le-inchieste-vincitrici">
    <title>Data Journalism Awards: come sono nate le inchieste vincitrici</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/data-journalism-awards-come-sono-nate-le-inchieste-vincitrici</link>
    <description>Antiterrorismo e rivolte, ma anche tanta sanità, spesa pubblica e istruzione. Sono questi i temi dei lavoro incoronati qualche giorno fa dai datajournalism awards, i Pulitzer del giornalismo dei dati.
</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Antiterrorismo e rivolte, ma anche tanta sanità, spesa pubblica e istruzione. Sono questi i temi dei lavori  incoronati qualche giorno fa dai <a class="external-link" href="data-journalism-awards-tra-una-settimana-il-pulitzer-del-giornalismo-dei-dati">datajournalism awards</a>, i Pulitzer del giornalismo dei dati.<br /><br />Ciò che colpisce subito è la rilevanza giornalistica di tutti i lavori, alcuni già incoronati dal Pulitzer  come l'inchiesta sulla correlazione sulle morti per metadone e livelli di reddito del <a class="external-link" href="http://seattletimes.nwsource.com/flatpages/specialreports/methadone/methadoneandthepoliticsofpain.html">Seattle Times</a>. Ancor più impressionante il livello di accuratezza portato dall'uso dei dati per costruire storie complesse.<br /><br />Da notare: su <a class="external-link" href="http://datajournalismawards.org/">16 premiati</a>, tre (tra cui il primo premio per l'inchiesta internazionale T<a class="external-link" href="http://www.motherjones.com/special-reports/2011/08/fbi-terrorist-informants)">errorist for the FBI )</a> sono il frutto di collaborazioni tra testate e centri no profit per il giornalismo come il Berkeley <a class="external-link" href="http://journalism.berkeley.edu/program/investigative/">Berkeley Investigative Reporting Program</a> dell'Università della California a Berkeley (è un'università pubblica!), il <a class="external-link" href="http://cironline.org/">Center for Investigative Reporting</a> e <a class="external-link" href="http://www.iwatchnews.org">The Center for Public Integrity</a>.<br /><br />Le storie vincitrici sono  tutte da leggere e studiare come metodo di lavoro per chi si interessa di giornalismo in generale e giornalismo dei dati nello specifico. <br />Intanto ecco una decrittazione delle prime due premiate nelle categorie giornalismo d'inchiesta basato sui dati, rispettivamente a livello interazione e locale.<br /><a class="external-link" href="http://www.motherjones.com/special-reports/2011/08/fbi-terrorist-informants">Terrorist for the Fbi</a>, pubblicato da Mother Jones ricostruisce come le leggi e le politiche antiterrorismo Usa degli ultimi 10 anni hanno spinto gli agenti dell'Fbi a indurre cittadini americani considerati "a rischio" (spesso con precedenti penali e senz'altro molto scontenti della propria condizione, ma ancora non implicati in attività terroristiche) a progettare attentati, fornendogli mezzi e idee.<br /><br /><a class="external-link" href="http://www.motherjones.com/mojo/2011/08/terrorism-fbi-informants">Qui</a> Monika Bauerlein e Clara Jeffery spiegano il lavoro dietro quest'inchiesta che ha mostrato come delle 158 persone arrestate come terroristi, 49 fossero state indotte pianificare le loro attività da un "provocatore" un agente dell'Fbi che gli ha fornito soldi, materiali e mezzi. <br />La chiave che ha permesso ai reporter di Mojo di ricostruire il lavoro dell'Fbi non è stata una gola profonda o un documento super segreto, ma un atto pubblico: la lista di attentati sventati dall'11 settembre al 2009 che il monitor della giustizia Eric Holder nel 2010 ha depositato durante un'audizione al Congresso convocata dall'amministrazione Obama nel tentativo di processare Khalid Sheikh Mohammed, la mente dell'attentato alle torri gemelle, nel tribunale di Manhattan.</p>
<p><a class="external-link" href="http://seattletimes.nwsource.com/flatpages/specialreports/methadone/methadoneandthepoliticsofpain.html">Methadone and the politica of Pain</a>, già premiato dal Pulitzer, è un'inchiesta da manuale sulla sanità Usa su come la riforma del Medicaid (la sanità pubblica) abbia portato alla prescrizione del metadone come antidolorifico di riferimento per chi non ha un'assicurazione privata. Il problema è che il metadone ha un forte e documentato effetto tossico. Il risultato, a Seattle è stato drammatico. Delle 2mila morti per overdose di metadone, la maggior parte sono in quartieri a basso reddito, mentre alcuni dei quartieri più abbienti non ne registrano nemmeno una perché a chi dispone di un'assicurazione privata vengono semplicemente prescritti altri farmaci come l'oxycodone, che vengono metabolizzati dall'organismo in poche ore.</p>
<p><a class="external-link" href="http://seattletimes.nwsource.com/html/localnews/2016987143_silenthow.html">Qui</a> la spiegazione del lavoro dei reporter. Come hanno messo a fuoco che c'era una storia? Molti medici li avevano contattati, allarmati dalle morti che registravano, ma solo scavando nei database sanitari e isolando le morti rilevanti (hanno avuto la fortuna di poter accedere a un database con le note dei medici sui decessi!).</p>
<p>Magistrale in entrambe le inchieste l'uso di diversi media, dalla scrittura, sia online che su carta, al video e alle infografiche interattive per dar vita ai dati. Ma soprattutto, ogni inchiesta è scritta benissimo è emozionante e parla delle persone che hanno sofferto per quelle vicende.</p>
<p>Nei prossimi post gli altri vincitori nelle categorie data viz e app.</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Data journalism</dc:subject>
    
    <dc:date>2012-06-11T10:35:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/il-data-journalism-e-punk">
    <title>Il data journalism è punk!</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/il-data-journalism-e-punk</link>
    <description>I principi teorici e gli strumenti di visualizzazione per i dati nel giornalismo presentati nella Data Journalism School Ahref Istat (#djs12) </description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Il punk era un fenomeno fatto di band che sapevano suonare solo tre accordi. Una performance che sembrava voler dimostrare che chiunque fosse in grado di sollevare una chitarra poteva fare musica. Il data journalism sta vivendo un momento simile, sostiene Simon Rogers sul <a class="external-link" href="http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&ved=0CFUQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.guardian.co.uk%2Fnews%2Fdatablog%2F2012%2Fmay%2F24%2Fdata-journalism-punk%3Fnewsfeed%3Dtrue&ei=QGXAT4qSMovmtQafvpyKCg&usg=AFQjCNHrApaKyl0M8z6YxEi013sXgFS5Tg&sig2=Yfwhh0zrgUAJAhtjkv-BjQ">DataBlog</a> del Guardian. Simon ovviamente non dice che basta avere tre dati e una tastiera per fare giornalismo dei dati ma che oggi c'è una tale abbondanza di dati e di strumenti online gratuiti che non ci sono scuse per non provare a fare un po' di giornalismo dei dati<b>.</b></p>
<p>La provocazione ci sta tutta, ma nella seconda giornata, dedicata alla visualizzazione, della <a class="external-link" href="http://www.ahref.eu/it/ricerca/educazione/data-journalism-school-roma-2012">Data Journalism School Ahref Istat</a> (#djs12) che si conclude sabato 26 maggio a Roma si sono visti ben più di tre accordi. Stefano De Francisci ha affrontato i principi e le operazioni statistiche di base dietro le visualizzazioni, dai dettami di Edward Tufte al lavoro di <a class="external-link" href="http://www.perceptualedge.com/about.php">Stephen Few</a> (autore di Show with numbers) e di <a class="external-link" href="http://www.ted.com/speakers/hans_rosling.html">Hans Rosling</a>, fondatore di <a class="external-link" href="http://www.gapminder.org/">Gapminder</a> e sviluppatore di Statistic eXplorer, adottato da Ocse e Istat (ma di fatto lo stesso motore che sta dietro a Google Fusion). Federico Geremei, statistico e giornalista e Fabio Lipizzi di Istat hanno affrontato l'uso critico delle fonti e i principali repository nazionali e internazionali. Tomaso Piasapia è intervenuto sul delicato dema dell'accesso ai dati. La giornata è stata chiusa da Paolo Ciuccarelli, del laboratorio Density Design del Politecnico di Milano. Per Ciuccarelli, la presentazione grafica dei dati non va ridotta a una visualizzazione, ma pensata come un racconto visuale di fenomeni complessi che (con buona pace di Tufte) non è mai neutra. Di fatto, anche se si usano tre accordi, bisogna veramente sapere cosa si fa e che messaggio si va a trasmettere: un tema che i giornalisti sono abituati ad affrontare nell'uso delle parole e che dobbiamo mettere a fuoco sul fronte visivo.</p>
<p>Tra le molte bellissime cose presentate da Paolo e che ritroveremo presto nei materiali della DJS12 che verranno resi disponibili da Ahref <span style="float: none; "><span class="Apple-converted-space"> </span><a class="external-link" href="http://www.edwardtufte.com/tufte/graphics/poster_OrigMinard.gif">la marcia di Napoleone in Russia </a>di Charles Minard: la miglior visualizzazione del suo tempo secondo Edward Tufte; </span><b><span style="float: none; "><br /></span></b></p>
<p>le <a class="external-link" href="http://t.co/NpB2mFpY">piume</a> (al posto delle <a class="external-link" href="http://t.co/ISIMHT9E">torte</a> che è meglio salvare per il dessert) di Joe Boeckenstedt; <a class="external-link" href="http://t.co/VnmaSDWw">Newsmap</a>, che mostra la faccia visuale delle news di Google; <b><br /></b></p>
<p>Tra gli strumenti presentati durante la giornata diversi sono abbastanza immediati da utilizzare (ma ne escono di nuovi tutti i mesi e su questo torneremo ancora nel DataBlog):</p>
<p>Many eyes, Tableau Public e Google Fusion, già citati nel <a class="external-link" href="http://www.ahref.eu/it/biblioteca/data-journalism-1/benchmarking-tool-e-api-disponibili-su-web">toolkit</a> di Elisabetta Tola.<br />G fusion tables per mappe<b><br /><br /></b><a class="external-link" href="http://visual.ly/">Visual.ly</a>, utile per visualizzare i dati provenienti dai social media <b><br /></b><br /><a class="external-link" href="http://infogr.am/">Infogram</a>, molto semplice e intuitivo.</p>
<p><a class="external-link" href="http://www.ted.com/talks/hans_rosling_shows_the_best_stats_you_ve_ever_seen.html">Fineo</a>, utilissimo per i diagrammi di flusso, rilasciato un anno fa da Density Design.<b><br /></b></p>
<p style="text-align: justify; ">Un'idea che ci ha lanciato Ciuccarelli per chiudere: la visualizzazione dei dati è una bolla? Quasi certamente sì (non lo era anche il punk?), ma se scoppierà ec'è della vera innovazione senz'altro ripartirà con le cose migliori.<b><br /></b></p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Guido</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Data journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>DSJ school &lt;ahref istat</dc:subject>
    
    <dc:date>2012-05-26T08:10:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/data-journalism-school-litalia-e-una-nuova-terra-di-opportunita-per-il-giornalismo-dei-dati">
    <title>Data Journalism School: l'Italia è una nuova terra di opportunità per il giornalismo dei dati</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/data-journalism-school-litalia-e-una-nuova-terra-di-opportunita-per-il-giornalismo-dei-dati</link>
    <description>Giovedì 24 maggio, a Roma, presso la Scuola Superiore di Statistica dell'Istat si è svolta la prima giornata  della Data Journalism School. Questo post è il primo di una serie che racconteranno a fine giornata le fasi salienti del corso. Chi lo desidera può anche seguire gli aggiornamenti in diretta su Twitter: #djs12.</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><i>(24 maggio 2012) </i>I dati sono una risorsa nuova per il giornalismo italiano, ma come si trasformano file csv e tabulati in un racconto giornalistico? In Italia non c'è ancora un percorso formativo stabile, ma &lt;ahref e <a class="external-link" href="http://www.istat.it">Istat</a> hanno unito le forze per fornire le prime basi a 23 tra giornalisti e comunicatori.</p>
<p>Il risultato è la <a class="external-link" href="http://www.ahref.eu/it/homepage/it/ricerca/educazione/data-journalism-school-roma-2012">Data Journalism School</a> (DJS) sostenuta anche da <a class="external-link" href="http://www.enel.com">Enel</a>, la prima grande azienda pubblica che ha reso disponibili i suoi dati in formato open. La DJS è cominciata oggi (La hashtag per seguire gli aggiornamenti è #djs12) e si chiuderà sabato presso la Scuola Superiore di Statistica dell'Istat.</p>
<p>Il settore è ormai maturo e a livello internazionale è perfino nato un concorso che ha la dignità del <a class="external-link" href="data-journalism-awards-tra-una-settimana-il-pulitzer-del-giornalismo-dei-dati">Pulitzer del data journalism</a>. In Italia è agli inizi e c'è tantissimo da fare ma anche una miriade di opportunità per innovare il modo in cui facciamo giornalismo.<br /><br /> La prima giornata della DJS è stata aperta da Elisabetta Tola (@elisabetta_tola) e Guido Romeo (@guidoromeo), che per &lt;ahref sviluppano il progetto <a class="external-link" href="http://www.ahref.eu/it/ricerca/progetti/idata">iData</a> con una presentazione</p>
<p> </p>
<div id="__ss_13061838"><b><a href="http://www.slideshare.net/guidoromeo/djs12-dai-dati-al-giornalismo" title="Djs12 - Dai dati al giornalismo">Djs12 - Dai dati al giornalismo</a></b> 
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<div>View more <a href="http://www.slideshare.net/">presentations</a> from <a href="http://www.slideshare.net/guidoromeo">Guido Romeo</a>.</div>
</div>
<div></div>
<div>sulle migliori esperienze nel giornalismo dei dati nel mondo e in Italia («è ancora embrionale, ma sta crescendo!») ed è proseguita con <b>Ettore di Cesare e Vittorio Alvino</b>, i "civic hackers" di <a class="external-link" href="http://www.openpolis.it">Openpolis. </a></div>
<div></div>
<div>Ettore e Vittorio hanno presentato le difficoltà, ma anche l'utilità  di costruite sistemi come <a class="external-link" href="http://parlamento.openpolis.it">OpenParlamento </a> e il nascente <a class="external-link" href="http://www.openmunicipio.it">OpenMunicipio</a>, ma anche discusso di quali possono essere gli sviluppi del Data Journalism nei prossimi anni e il rapporto, non sempre pacifico e remunerato, con i media. Parlare con loro è allo stesso tempo illuminante (sui meccanismi di voto), inquietante (molti voti del nostro Parlamento, quando fatti per alzata di mano e non attraverso il voto elettronico, di fatto non lasciano traccia su cosa ha votato ogni singolo parlamentare!) e stupefacente (Openpolis non prende nemmeno un euro di contributi pubblici).</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div><b>Vincenzo Patruno</b>, di Istat, ha aperto le sessioni del pomeriggio con un'introduzione agli open data specificando che il giornalismo non si deve limitare agli open data, ma che può cominciare a beneficiarne. Tra gli strumenti consigliati varie piattaforme per la pubblicazione di dati aperti come <a class="external-link" href="http://www.socrata.com">Socrata</a>, <a class="external-link" href="http://www.datamarket.com">Datamarket</a> e <a class="external-link" href="http://www.buzzdata.com/">Buzzdata,</a> mentre uno strumento su tutti è da segnalare per la sua semplicità d'uso (almeno iniziale): <a class="external-link" href="https://chrome.google.com/webstore/detail/mbigbapnjcgaffohmbkdlecaccepngjd">Scraper</a>, un plug-in per Chrome.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a class="external-link" href="http://www.linkedin.com/pub/francesca-romana-fuxa-sadurny/17/3/346"><b>Francesca Fuxa Sadurny</b></a>, esperta di regolamentazione dei dati ha fatto luce su come si accede a un dato quali sono i regolamenti a cui far riferimento (in particolare la <a class="external-link" href="http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/testi/03196dl.htm">legge 196/2003</a>).</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a class="external-link" href="http://saperi.forumpa.it/people/anna-maria-tononi"><b>Anna Maria Tononi</b></a> ha chiuso la giornata con un approfondimento su come intepretare i dati per i media, ingranaggio di raccordo indispensabile per la trasmissione delle statistiche. Di fatto, nonostante l'esplosione della rete, la tv rimane la prima fonte di accesso ai dati per i cittadini (la carta stampata è seconda, la rete rimane terza)…. una piccola classifica che fa molto pensare su come in Italia i cittadini usano i dati per prendere decisioni che li riguardano.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>Come migliorare la diffusione dei dati e il loro utilizzo da parte dei cittadini? «Storytelling» è la risposta di Tononi, che coordina da tempo la comunicazione di Istat. In sostanza per divulgare i dati bisogna raccontare storie basate sui dati, in altre parole fare giornalismo basato sui dati.</div>
<div></div>
<div>(Di Guido Romeo)</div>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Piergiovanni Mometto</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Data journalism</dc:subject>
    
    
      <dc:subject>DSJ school &lt;ahref istat</dc:subject>
    
    <dc:date>2012-05-25T07:20:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/data-journalism-awards-tra-una-settimana-il-pulitzer-del-giornalismo-dei-dati">
    <title>Data Journalism Awards: tra una settimana il Pulitzer del giornalismo dei dati</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/data-journalism-awards-tra-una-settimana-il-pulitzer-del-giornalismo-dei-dati</link>
    <description></description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p><i>(24 maggio 2012) </i>Tra una settimana a Parigi saranno assegnati i Data Journalism  Awards, una sorta di Pulitzer per il giornalismo dei dati di cui già  abbiamo parlato in <a class="external-link" href="data-journalism-awards-il-giornalismo-dei-dati-si-mette-in-gara">questo blog</a>. Al Festival di Perugia, il mese scorso sono stati presentati i 58 semifinalisti (tra cui due progetti italiani:  <a class="external-link" href="http://www.toxiceurope.eu/">Toxic Europe</a> -  sul traffico dei rifiuti tossici in Europa e  <a class="external-link" href="http://peoplemov.in/">Peoplemovin </a>sui flussi migratori).  Qualche giorno fa sono stati presentati i finalisti tra cui c'è anche Peoplemovin di <a class="external-link" href="http://www.makinguse.com">Carlo Zapponi</a>.<br /><br />Avere  due semifinalisti e poi un finalista italiani è stato un bellissimo  successo anche perché si tratta di lavori indipendenti, mentre gli altri  progetti arrivano quasi tutti da grandi testate.  Osservare quali  progetti sono stati selezionati aiuta anche a capire, già prima della  premiazione parigina, cosa la giuria presediuta da Paul Steiger, il  direttore di <a class="external-link" href="http://www.propublica.org">ProPublica</a> considera più valido.<br /><br />Nelson Mauro ne ha trattato ampiamente nel suo <a class="external-link" href="http://nelsonmau.wordpress.com/2012/05/04/data-journalism-award-viaggio-tra-i-progetti-2-data-visualization-e-storytelling/">Digital First</a>, ma ecco a mio avviso alcune delle cose più stimolanti anche in vista dei temi su cui lavora il progetto <a class="external-link" href="http://www.ahref.eu/it/ricerca/progetti/idata">iData </a>di Ahref.</p>
<p><a class="external-link" href="http://www.guardian.co.uk/uk/interactive/2011/dec/07/london-riots-twitter">Riot Rumors</a> del Guardian datablog su come Twitter diffonde (ma corregge prima e  meglio degli altri media) le bufale nel seguire eventi di attualità come  le sommosse londinesi.<br /><br /><a class="external-link" href="http://www.economist.com/content/interactive-equivalent-country-comparisons">Country equivalents</a> – interactive comparisons, de l' Economist che propone una mappa  interattiva del Pil e delle popolazioni dei paesi del mondo.  Interessante se messa in relazione alla grande discussione sul  superamento del Pil come indicatore di sviluppo e prosperità delle  nazioni.<br /><br /><a class="external-link" href="http://www.bbc.co.uk/news/uk-15975720">Every death on every road in Great Britain 1999-2010</a> della BBC sugli incidenti stradali. In Italia andrebbe davvero fatto qualcosa del genere.<br /><br /><a class="external-link" href="http://www.theaustralian.com.au/national-affairs/in-depth/your-school/interactive">Your School</a> un progetto di The Australian su oltre 10mila scuole sul suo continente  con relative performance e attrezzature. Anche questo non sarebbe male  vederlo in Italia e i dati cominciano a esserci.<br /><br />Infine il lavoro di <a class="external-link" href="http://www.bbc.co.uk/news/uk-14846456">BBC</a> sugli scandali delle intercettazioni telefoniche che hanno travolto  Rupert Murdoch e Rebekah Brooks che permette di vedere chi è connesso a  chi in questo intricatissimo affaire. Sicuramente sarebbe utile vedere  qualcosa del genere per accompagnare la complessissima ricostruzione  degli intrighi politici ed economici che spesso rendono incomprensibili i  pezzi sulla politica interna italiana.</p>
<p><i>Di Guido Romeo</i></p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Piergiovanni Mometto</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    
      <dc:subject>Data journalism</dc:subject>
    
    <dc:date>2012-05-24T07:55:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/assegnati-i-fondi-pon-per-le-scuole-medie-del-sud-assegnati-i-fondi-pon-per-le-scuole-medie-del-sud">
    <title>Assegnati i fondi PON per le scuole medie del Sud </title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/assegnati-i-fondi-pon-per-le-scuole-medie-del-sud-assegnati-i-fondi-pon-per-le-scuole-medie-del-sud</link>
    <description></description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p>Martedì 28 febbraio sono stati pubblicati i dati relativi all'assegnazione dei fondi europei all'interno del Programma Operativo Nazionale, PON, per le 4 regioni obiettivo convergenza (Calabria, Campania, Sicilia e Puglia), per il finanziamento di progetti destinati al miglioramento dei processi di insegnamento/apprendimento nelle scuole secondarie di I grado.</p>
<p>La linea di finanziamento entro la quale vengono assegnati questi fondi è l'Asse I, Obiettivo A, Azione A.2, “Definizione di strumenti e metodologie per l’autovalutazione/valutazione del servizio scolastico inclusa l’azione di diagnostica”.<br /><br />I dati, purtroppo pubblicati in formato .pdf e quindi non facilmente consultabili in modo interattivo senza estrazione ed elaborazione, danno un'idea della consistenza dell'intervento e del numero di progetti finanziati in tutte le province delle quattro regioni. <br /><br />Un primo sguardo con i dati ricavati dai <a class="external-link" href="http://batchgeo.com/map/ecffb9853bd93c706980708eeaf39594">.pdf,</a> permette di valutare, distribuiti su mappa, l'entità dei finanziamenti per provincia, il numero di progetti finanziati e le cifre massime e minime assegnate ai singoli progetti in una provincia.</p>
<p><iframe frameborder="0" height="550" src="http://batchgeo.com/map/ecffb9853bd93c706980708eeaf39594" width="100%"></iframe></p>
<p><small>View <a href="http://batchgeo.com/map/ecffb9853bd93c706980708eeaf39594">Distribuzione fondi PON Scuole medie</a> in a full screen map</small></p>
<p><br /><strong>Nell'insieme, questa tranche di finanziamenti porta un totale di 5 milioni, 348mila e 114 euro su 609 progetti distribuiti nelle quattro regioni del Sud</strong>, con progetti di taglia media tra i 4000 e i 17000, con qualche punta sui 20mila. Un solo progetto riceve un finanziamento decisamente più sostanzioso rispetto agli altri, pari a 34mila euro, in provincia di Avellino.<br /><br />Una mappatura più raffinata, che analizza la distribuzione dei progetti, per entità di finanziamento, all'interno di ciascuna provincia è in corso di produzione e sarà presto pubblicata su questo stesso blog.</p>
<p>Elisabetta Tola</p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Piergiovanni Mometto</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    <dc:date>2012-03-01T16:55:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
  </item>


  <item rdf:about="http://datablog.ahref.eu/i-numeri-della-scuola-2-2013-la-popolazione-scolastica-italiana">
    <title>I numeri della scuola/2 – la popolazione scolastica italiana</title>
    <link>http://datablog.ahref.eu/i-numeri-della-scuola-2-2013-la-popolazione-scolastica-italiana</link>
    <description>Di Elisabetta Tola</description>
    <content:encoded xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"><![CDATA[<p align="LEFT"><span>Quanti sono gli studenti che popolano le aule del nostro paese? E che differenze ci sono da regione a regione? I dati Istat ci permettono di fare una buona fotografia del sistema scuola in Italia. Partendo dalla totalità della popolazione scolastica, quindi dalla scuola primaria (5 anni) e dall'insieme della scuola secondaria (di I grado, della durata di 3 anni, e di II grado, della durata di 5), vediamo che ci sono, in totale, poco meno di 7 milioni e 300mila studenti nel nostro paese. Così distribuiti per regione:</span></p>
<p><a href="http://www-958.ibm.com/me/visualizations/numero-totale-di-studenti-in-itali/comments/7bb7c1145a1911e1b98b000255111976"> <img alt="Numero totale di studenti in Italia" src="http://www-958.ibm.com/me/files/thumbnails/7b7979fe-5a19-11e1-b98b-000255111976.png?size=200x150" title="Numero totale di studenti in Italia" /> <img alt="Many Eyes" src="http://www-958.ibm.com/me/images/blog_this_caption.jpg" title="Many Eyes" /></a></p>
<p align="LEFT"><span>Purtroppo mancano i dati relativi all'anno scolastico 2008-09, ma gli altri dati ci raccontano di un leggero aumento della popolazione scolastica complessiva nelle regioni del Nord e una leggera diminuzione a Sud. Questo dato non si correla in alcun modo con l'andamento demografico complessivo che anzi registra un aumento di popolazione proprio nelle regioni meridionali. Ma la riduzione nel tempo del numero di studenti a Sud è confermata anche dalla variazione, negli anni, della percentuale della popolazione studentesca rispetto alla popolazione complessiva di ogni regione. </span></p>
<p align="LEFT"><span><br /></span></p>
<p><a href="http://www-958.ibm.com/me/visualizations/tasso-popolazione-studentesca-per-/comments/0d68a98c5a3a11e1bf4f000255111976"> <img alt="Tasso popolazione studentesca per regione" src="http://www-958.ibm.com/me/files/thumbnails/0d1b4156-5a3a-11e1-bf4f-000255111976.png?size=200x150" title="Tasso popolazione studentesca per regione" /> <img alt="Many Eyes" src="http://www-958.ibm.com/me/images/blog_this_caption.jpg" title="Many Eyes" /></a></p>
<p> </p>
<p align="LEFT"><span>Come si vede da questa visualizzazione, le regioni del Sud sono complessivamente <i>più giovani: </i>hanno una percentuale di studenti più alta rispetto a tutti gli abitanti della regione a confronto con le regioni del Nord. Eppure, questa percentuale sta scendendo. Cosa significa? Che nel Sud del paese ci sono meno studenti che si registrano a scuola o che il tasso di abbandono negli anni successivi è così elevato da incidere in modo significativo e visibile sull'insieme della popolazione scolastica? </span></p>
<p align="LEFT"><span>Di abbandono scolastico si è occupata anche l'Istat, che nell'ultimo rapporto NoiItalia 2012 mette a confronto il tasso di abbandono scolastico in diversi paesi europei, utilizzando anche i dati <span><span><a href="http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/eurostat/home/">Eurostat</a></span></span>. </span></p>
<p align="LEFT"><span>Innanzi tutto è bene chiarire cosa intendiamo per abbandono scolastico: come ricorda l'Istat, nel contesto europeo, questa definizione equivale a «<i>la quota di popolazione in età 18-24 anni che ha abbandonato gli studi senza aver conseguito un titolo superiore al livello 3C short della classificazione internazionale sui livelli di istruzione (Isced97). Tale indicatore, nel sistema di istruzione italiano, equivale alla percentuale della popolazione in età  18-24 anni che, dopo aver conseguito la licenza media (detta “scuola secondaria di primo grado”), non ha concluso un corso di formazione professionale riconosciuto dalla Regione di almeno 2 anni e non frequenta corsi scolastici o altre attività formative.</i>» (Istat, <span><span><a href="http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=30&cHash=54e8a6f8e1422af3482f3fecf21b4969">Rapporto NoiItalia 201</a></span></span><span>2</span>)</span></p>
<p align="LEFT"><span>Nel 2010, la media europea si attesta sul 14,5%, l'Italia è ben sopra con un tasso di abbandono del 18,8%, dietro a Spagna, Portogallo e Malta, gli unici altri tre paesi dell'Unione che hanno tassi più elevati del nostro, anche in modo consistente. Dato che la popolazione italiana tra i 18 e i 24 anni, al 1 gennaio 2011, è di 4.352.641 persone, questo significa che ci sono, oggi in Italia, <strong>818mila persone</strong> giovani, all'interno di questa fascia di età, che hanno solo un titolo di terza media e che non sono più in formazione. Un dato sconfortante, per tutte le conseguenze che ha in termini di immissione sul mercato di una buona fetta di popolazione che non avrà, nei prossimi anni, le risorse per affrontare i cambiamenti dello scenario economico e per elaborare percorsi professionali innovativi e non ancorati a vecchi modelli già in crisi da tempo. </span></p>
<p align="LEFT"><span><br /></span></p>
<p>
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</p>
<p> </p>
<p align="LEFT"><span>Lo stesso rapporto fornisce i dati, in termini di serie storica dal 2004 al 2010, per vedere come si è modificato l'andamento dell'abbandono scolastico complessivo nel tempo nelle regioni e province autonome italiane. Guardando questi dati regione per regione vediamo consistenti differenze, anche tra un anno e l'altro. </span></p>
<p align="LEFT"> </p>
<p><a href="http://www-958.ibm.com/me/visualizations/abbandono-scolastico-per-regione/comments/d794dea85a3311e1b3f4000255111976"> <img alt="Abbandono scolastico per regione" src="http://www-958.ibm.com/me/files/thumbnails/d76a0ffc-5a33-11e1-b3f4-000255111976.png?size=200x150" title="Abbandono scolastico per regione" /> <img alt="Many Eyes" src="http://www-958.ibm.com/me/images/blog_this_caption.jpg" title="Many Eyes" /></a></p>
<p> </p>
<p align="LEFT"><span><span>E' utile sapere che gli iscritti alle scuole superiori sono, complessivamente, </span><span><strong>2 milioni e 700mila</strong></span><span> circa. Quasi un terzo, dunque, della popolazione scolastica totale italiana. </span></span></p>
<p align="LEFT"><span><span>E' possibile che le differenze che vediamo nel grafico precedente siano dovute anche alla ratifica del riconoscimento da parte delle singole regioni e province di quanto previsto dalla Legge </span>n.133/2008 che, dall'anno scolastico 2010-11, introduce il riconoscimento dei percorsi di istruzione e formazione professionale come parte dell'obbligo scolastico. Ad esempio, la provincia autonoma di Bolzano ha attuato in modo tempestivo questa disposizione legislativa. </span></p>
<p align="LEFT"><span>Dal 2001, infatti, a seguito della riforma costituzionale, gli uffici scolastici regionali hanno un ruolo primario nell'organizzazione dell'offerta formativa locale, soprattutto per quei percorsi integrati di istruzione e formazione professionale che molti ragazzi scelgono per completare l'obbligo scolastico. Percorsi che consistono in un biennio formativo dopo la scuola media e non proseguono dunque fino al diploma quinquennale. Le forti differenze, dunque, si spiegherebbero soprattutto con le scelte fatte a livello di scuola superiore e formazione professionale. </span></p>
<p align="LEFT"><span>Per identificare meglio i problemi, vale la pena concentrarsi sul <strong>primo biennio della scuola superiore</strong>, indicato da tutti gli studi come il momento critico durante il quale si registra la maggior parte degli abbandoni. Qui vediamo forti variazioni da un anno a un altro, in molte regioni, che probabilmente necessitano di essere spiegate proprio andando a vedere come vengono registrati e valutati i bienni formativi professionali. Sarebbe quindi utile verificare, territorio per territorio, qual è l'effettivo stato di attuazione della legge-riforma e come vengono definiti i dati raccolti e trasferiti all'Istat.</span></p>
<p><a href="http://www-958.ibm.com/me/visualizations/tasso-abbandono-biennio-iiaria/comments/b6b390d85a4411e1b4cc000255111976"> <img alt="Tasso abbandono biennio IIaria" src="http://www-958.ibm.com/me/files/thumbnails/b671f8bc-5a44-11e1-b4cc-000255111976.png?size=200x150" title="Tasso abbandono biennio IIaria" /> <img alt="Many Eyes" src="http://www-958.ibm.com/me/images/blog_this_caption.jpg" title="Many Eyes" /></a></p>
<p align="LEFT"><span>Se vogliamo guardare a questi dati da un'altra angolazione, possiamo analizzare il <strong>tasso di scolarità</strong>, inteso come la percentuale degli studenti iscritti a un certo ciclo scolastico rispetto alla popolazione complessiva di giovani della stessa età. Prendendo come riferimento, l'insieme della scuola secondaria di II grado, ossia le scuole superiori, ecco quello che osserviamo:</span></p>
<p align="LEFT"><span><br /></span></p>
<p><a href="http://www-958.ibm.com/me/visualizations/tasso-scolarita-14-18enni/comments/d2fbbaca5af511e1be42000255111976"> <img alt="Tasso scolarità 14-18enni" src="http://www-958.ibm.com/me/files/thumbnails/d2269cc8-5af5-11e1-998d-000255111976.png?size=200x150" title="Tasso scolarità 14-18enni" /> <img alt="Many Eyes" src="http://www-958.ibm.com/me/images/blog_this_caption.jpg" title="Many Eyes" /></a></p>
<p> </p>
<p align="LEFT"><span>In qualche caso il tasso è superiore al 100%: secondo l'Istat questo dato si può spiegare sia con le anticipazioni di iscrizione che con i ripetenti e i trasferiti che non sempre  vengono conteggiati in modo corretto. Il dato però rimane interessante: ci sono regioni dove evidentemente una percentuale molto alta (tra il 10 e il 30% a seconda dei casi) di ragazzi tra i 14 e i 18 anni non va a scuola. </span></p>
<p align="LEFT"><span>Complessivamente, se vogliamo prendere un dato che ci dia la misura del fenomeno, possiamo dire che se la popolazione italiana tra i 14 e i 18 anni, quella presa come riferimento per misurare la scolarità alla scuola superiore, è di più di <strong>2 milioni e 900mila</strong> persone, con piccole variazioni tra gli ultimi anni, e la scolarità, negli stessi anni, è attorno al 93%, ci sono circa <strong>200mila ragazzi</strong> di questa fascia di età <strong>non iscritti</strong> a scuola in media in Italia (il dato torna, naturalmente, con il calcolo totale degli iscritti che abbiamo già detto essere 2 milioni e 700mila). A questi vanno aggiunti naturalmente gli iscritti che poi lasciano e non raggiungeranno mai il diploma, cioè gli abbandoni veri e propri. Complessivamente, questi e quelli, rientreranno nella misurazione del titolo di studio della popolazione tra i 18 e i 24 anni che costituisce il riferimento per definire l'abbandono scolastico anche a livello europeo. </span></p>
<h3><strong><span>Un'occhiata alle situazioni territoriali</span></strong></h3>
<p align="LEFT"><span>Ancora una volta il dato della provincia di Bolzano è eccentrico: il salto di scolarità è probabilmente dovuto proprio al riconoscimento del biennio professionale come parte dell'iter formativo. Spicca poi la Basilicata: come mai in questa regione la scolarità è così elevata? Si spiega con la consapevolezza che in un territorio che offre poche opportunità di impiego è meglio investire in istruzione anche per, eventualmente, avere più opportunità in altri luoghi? </span></p>
<p align="LEFT"><span>Molte differenze sono probabilmente spiegate da ragioni diverse: la bassa scolarità di territori ricchi di offerta lavorativa induce probabilmente i giovani a preferire un lavoro in tempi brevi invece di passare molti anni sui banchi di scuola. Per quanto riguarda alcune regioni del Sud, invece, è probabile che l'abbandono sia dovuto a ragioni del tutto opposte: carenza di opportunità, difficoltà a immaginarsi un futuro, famiglie in grave situazione di disagio economico e sociale. Interessante è il dato della regione Veneto, che ha recuperato molto bene negli anni un tasso di abbandono che era tra i più elevati del paese. Qui, ma si tratta di pura speculazione, un primo effetto dello sviluppo tumultuoso dell'economia nordestina era stato proprio quello di abbassare l'interesse verso la scuola e rendere più attraente la prospettiva di un lavoro. Ma da molti anni, ormai, il modello Nordest sta attraversando una fase di crisi e di riorganizzazione, e forse la necessità di un investimento in formazione ha riacquistato una certa capacità attrattiva.</span></p>
<p align="LEFT"><span>Nell'insieme, questi dati non danno conto di un altro fenomeno: la migrazione tra regione e regione per il completamento dell'iter scolastico. Ci sono infatti casi, ma non abbiamo dati a sostegno dell'entità di questo fenomeno, di studenti che iniziano la scuola superiore in una città e poi, a causa di diverse difficoltà, scelgono di completare gli studi in altri luoghi dove ritengono più semplice il conseguimento di un diploma. Probabilmente non si tratta di dati molto significativi ma potrebbero, in qualche caso, spiegare alcune delle distorsioni che vediamo. </span></p>
<h3><strong><span>Il problema non è l'iscrizione ma arrivare al diploma </span></strong></h3>
<p align="LEFT"><span>Ma il dato più interessante, che conferma il fatto che sia <strong>proprio il biennio della scuola superiore il momento di massima fragilità</strong>, quello durante il quale perdiamo molti studenti e non riusciamo a trattenerli fino al diploma, è il confronto tra il <strong>tasso di scolarità</strong> che abbiamo appena visto e il <strong>tasso di diplomati</strong> in un campione di popolazione di 19enni. Certamente ci sono studenti che necessitano di più anni per arrivare al diploma e quindi prendono il titolo dopo i 19 anni. </span></p>
<p align="LEFT"><span>Ma è evidente che anche se gli studenti iscritti a scuola tra i 14 e i 18 anni sono la quasi totalità della popolazione giovanile della stessa età (tranne casi eclatanti come la provincia di Bolzano, nuovamente), la percentuale di quelli che arrivano al diploma quinquennale è molto più bassa. E' proprio in questa differenza che sta tutto il problema.</span></p>
<p align="LEFT"><span><img class="image-inline" src="resolveuid/0de44cbe-6fa7-4fcc-b48d-0c9a4d59d03f/@@images/image/large" /><br /></span></p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"><img class="image-inline" src="resolveuid/188e3a1b-62af-48fd-8db7-8aa6195a1289/@@images/image/large" /></p>
<p align="LEFT"><span>In generale, questi dati confermano l'idea già diffusa che ci siano molti ragazzi che decidono di fermarsi dopo il biennio obbligatorio e che quindi ci sia una sostanziale differenza tra quanti sono iscritti e quanti arrivano alla fine del percorso. E' chiaro che questi dati vanno corretti: ci sono studenti anticipatari, ci sono pluri ripetenti, trasferimenti all'estero, etc etc. Ma è anche vero che probabilmente, molti di questi studenti hanno già preso la decisione di rimanere a scuola solo per due anni al momento dell'iscrizione e scelgono la scuola professionale con il preciso intento di non studiare per altri cinque anni. Un elemento forte su cui puntare, forse, è proprio l'orientamento che si fa alla secondaria di I grado, cioè alla scuola media. </span></p>
<p align="LEFT"><span>E' lì, in quel momento, che si rende esplicita l'utilità o meno di pensare a un percorso di studi che arrivi al diploma di scuola superiore. Una volta imboccato il percorso professionale, probabilmente, per molti ragazzi è troppo tardi e l'incentivo a proseguire viene meno. A tal fine, è anche interessante vedere come sono cambiate le scelte scolastiche da parte degli studenti nel corso degli anni. </span></p>
<p align="LEFT"><span>Una serie storica dell'Istat ci fa vedere che sostanzialmente <strong>negli ultimi 30 anni le scuole scelte dagli studenti sono rimaste le stesse</strong>, anche se è difficile fare dei confronti visti i molteplici indirizzi, sperimentazioni e cambiamenti che si sono succeduti (per esempio, la scuola magistrale è da tempo ormai liceo psico-pedagogico). Un solo dato spicca: c'è stata una certa riduzione di iscrizione agli istituti tecnici e un aumento molto consistente ai licei scientifici. Gli altri dati subiscono variazioni minori. E' possibile, ma è solo un'ipotesi, che il liceo scientifico abbia acquisito in questi anni una maggiore attrattiva perché visto come percorso più attuale, in linea con le richieste di un mercato dove la scienza e la tecnologia sono sempre più protagoniste. E comunque, stupisce che nonostante gli enormi cambiamenti sociali ed economici di questo trentennio, ci siano ancora più di mezzo milione di persone, più di un quinto degli iscritti totali alle superiori, che scelgono percorsi professionali, tradizionalmente orientati al mondo del lavoro e non al proseguimento degli studi. Poiché anche molti iscritti agli istituti tecnici non proseguono poi negli studi universitari, questi dati ben si correlano con il basso numero di laureati nel nostro paese rispetto al totale della popolazione giovanile. </span></p>
<p><a href="http://www-958.ibm.com/me/visualizations/visual-a/comments/3dfdae52b90011e08087000255111976"> <img alt="visual A" src="http://www-958.ibm.com/me/files/thumbnails/3dc6496c-b900-11e0-8087-000255111976.png?size=200x150" title="visual A" /> <img alt="Many Eyes" src="http://www-958.ibm.com/me/images/blog_this_caption.jpg" title="Many Eyes" /></a></p>
<p> </p>
<p align="LEFT"><span>Sia come sia, per convincere gli studenti e le famiglie a investire sul percorso di formazione è necessario investire, rinnovare i percorsi formativi, rendere le scuole dei luoghi attraenti e ricchi di stimoli. E questo richiede molte risorse, proprio quelle che negli ultimi anni la scuola vede sempre meno. E che, secondo il famoso PON, <span><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://archivio.pubblica.istruzione.it/fondistrutturali/pon/pon.shtml">Programma operativo nazionale</a></span></span>, dovrebbero essere attratti nei prossimi anni resi attraverso il canale di finanziamento dei fondi strutturali europei e quindi investiti per migliorare gli ambienti di apprendimento e modernizzare le strutture scolastiche, con laboratori e strumenti multimediali. Se questi investimenti, posto che arrivino e siano correttamente utilizzati, daranno i risultati sperati, anche in termini di lotta alla dispersione e abbandono scolastico potremo giudicarlo solo nei prossimi anni. Intanto, la situazione attuale di spesa in istruzione non è certo confortante, come vedremo nel prossimo post. </span></p>
<p align="LEFT"> </p>
<p align="LEFT"><span>Elisabetta Tola<br /></span></p>]]></content:encoded>
    <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>
    <dc:creator>Piergiovanni Mometto</dc:creator>
    <dc:rights></dc:rights>
    <dc:date>2012-02-29T11:05:00Z</dc:date>
    <dc:type>Notizia</dc:type>
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