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Scuole trasparenti

Trasparenti rischiano davvero di diventarlo, senza investimenti e con poca attenzione alla valutazione, le scuole italiane. E certo gli ulteriori tagli contenuti nella manovra economica in approvazione in queste ore non miglioreranno la situazione ...

Trasparenti rischiano davvero di diventarlo, senza investimenti e con poca attenzione alla valutazione, le scuole italiane. E certo gli ulteriori tagli contenuti nella manovra economica in approvazione in queste ore non miglioreranno la situazione: classi sempre più numerose, risorse sempre più risicate, pochi incentivi allo studio. E trattenere a scuola gli studenti problematici che hanno alle spalle, a volte, situazioni di disagio economico e sociale sarà quindi ancora più difficile. Un quadro complesso, quello che stiamo imparando a conoscere e descrivere nell'inchiesta «La scuola abbandonata» di ahref, che affronta il problema da molti punti di vista.

Uno dei canali che stiamo battendo è quello della ricerca e analisi dei dati. I dati della dispersione scolastica in diverse province italiane, per esempio. Sappiamo, dagli studi Istat e Ocse e da report pubblicati dal centro ricerche della Banca d'Italia, che il nostro paese ha un alto tasso di dispersione scolastica, cioè di ragazzi che lasciano la scuola e non arrivano al diploma. Ci sono i veri e propri ritiri, ci sono quelli che ripetono per un numero indefinito di anni e poi abbandonano. Ci sono quelli che non pensano nemmeno di andare oltre la scuola dell'obbligo.

Le ragioni sono tante, ma il risultato è uno solo: una popolazione, quella italiana, dove più o meno un quinto dei giovani tra i 18 e i 24 anni ha solo il titolo di scuola media inferiore. Una delle situazioni peggiori a livello europeo. E che ha molte conseguenze, la prima delle quali quella di avere risorse umane a basso livello di competenza, con capacità limitate di innovare e di diversificare, di promuovere attività e investimenti nel campo dell'economia della conoscenza, quella che secondo gli obiettivi di Lisbona dovrebbe diventare l'asse portante dello sviluppo dei paesi europei.

Ma non è facile. I dati sono complicati da trovare, disomogenei, non sempre disponibili, difficilmente comparabili. Muoversi nella rete cercando di estrarre dati, pulirli, analizzarli evitando di trarre conclusioni affrettate, visualizzarli per riuscire a dare conto di un fenomeno che necessariamente ci interessa tutti, non è un processo semplice. Per arrivare a un buon risultato, infatti, è necessario soddisfare almeno tre requisiti: avere i dati a disposizione, ripuliti e normalizzati; leggerli e analizzarli in modo da capirne il significato e la affidabilità, anche statistica; usarli in modo adeguato per raccontare una storia, visualizzandoli e mettendoli in fila in modo che i numeri aiutino a costruire una fotografia, un quadro il più possibile completo, senza far prevalere le esigenze grafico-estetiche a quelle di sostanza. Abbiamo l'obiettivo, ambizioso, di riuscirci almeno per capire come vanno le cose in alcune regioni italiane, confrontando situazioni apparentemente molto diverse. Non vogliamo limitarci a descrivere, usando i dati, gli andamenti dell'evasione (così è definita nei documenti ufficiali) scolastica. Vogliamo capire se è possibile correlare la permanenza degli studenti, o il loro ritorno, nel percorso di formazione superiore con gli investimenti, i progetti sul territorio e le risorse messe a disposizione della scuola.

Un'inchiesta molto elegante e utile, un ottimo esempio cui guardare, è quella proposta in questi giorni da ProPublica, la testata web di giornalismo investigativo fondata da Paul Steiger. Il titolo dell'articolo è «Some States Still Leave Low-Income Students Behind; Others Make Surprising Gain».

Utilizzando un ricco database appena reso pubblico dal Ministero dell'istruzione statunitense, che raccoglie dati sull'offerta didattica e sull'esperienza degli insegnanti in quasi tutte le scuole pubbliche americane, ProPublica ha potuto identificare in quali stati e in quali distretti le scuole siano in grado di offrire i migliori corsi. Non sempre l'offerta migliore, si scopre, è riservata agli abitanti delle aree a reddito più elevato. Ci sono stati, come la Florida, che hanno avuto la capacità di alzare il livello della proposta didattica anche per le aree più povere, consentendo così agli studenti di poter mirare a college e università più prestigiose pur partendo da condizioni economicamente e socialmente svantaggiate.

Il team di reporter e sviluppatori di ProPublica, però, non si è fermato qui. In linea con le più recenti esperienze nel campo del data journalism e dell'idea di un giornalismo che sia anche partecipativo e di pubblico interesse, vengono spiegati i metodi e il rationale che stanno dietro la costruzione del database. E, in più, è stata sviluppata una applicazione interattiva, chiamata «The opportunity gap» che consente a chiunque, cittadini e giornalisti di tutti i vari distretti americani, di confrontare la performance della scuola più vicina con le altre del quartiere e della città. L'app, di semplicissimo utilizzo, consente di sapere quali scuole offrono i corsi più avanzati e quali scuole hanno più insegnanti esperti o inesperti, fornendo così un concreto metro di misura per operare una scelta in merito alla formazione dei ragazzi

Nella tradizione di questa testata, l'inchiesta e la app hanno già generato una serie di articoli e reportage da parte di vari media locali che, partendo dal database sul sito di ProPublica, si sono concentrate sulle proprie realtà territoriali e sono andate in cerca di storie, di conferme, di ulteriori informazioni.

Un tipo di giornalismo, questo, che non si limita a pubblicare una storia e poi a dimenticarla, ma che genera conoscenza condivisa e utile alla comunità. I dati necessari per partire, però, li ha messi a disposizione il governo americano. Un buon esempio che ci auguriamo seguano anche le nostre istituzioni.

Di Elisabetta Tola

19/07/2011 10:42
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