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Appunti da 'news: rewired' – noise to signal

Giornalisti, sviluppatori e manager di diversi media si sono incontrati pochi giorni fa a News: Rewired ospitato da Thomson Reuters per fare il punto su data journalism e social media.

L'alba del nuovo giornalismo basato sui dati fa tappa a Londra. Giornalisti, sviluppatori e manager di diversi media si sono incontrati pochi giorni fa a News: Rewired ospitato da Thomson Reuters per fare il punto su data journalism e social media.

Keynote speech

Heather Brooke, giornalista e attivista per la libertà di informazione, ha illustrato le sfide che il giornalismo inglese deve affrontare per una maggior trasparenza sui dati nel Regno Unito.

Secondo Brooke, il problema principale è rappresentato dalla difficoltà di reperire dati significativi a causa della riluttanza da parte delle autorità a renderli pubblici in quanto la loro segretezza è ritenuta cruciale per controllare meglio l'opinione pubblica. Per esempio, fino a poco tempo fa era considerato illegale rivelare i dettagli delle ispezioni in caso di incendio, il mandato di arresto tuttora non è considerato un documento pubblico e raccogliere informazioni su procedimenti penali è molto più complesso di quanto sembra.

Il data journalism è considerato da molti l'alba di un nuovo giornalismo nell'età digitale in quanto in una società dove le informazioni sono disponibili in quantità sempre più crescenti, per persone con poco tempo a disposizione c'è bisogno di chi selezioni secondo criteri di qualità e rilevanza ciò che è importante e lo segnali al pubblico. E questo è ciò su cui i giornalisti dovrebbero concentrare i loro sforzi.

Il data journalism non è il semplice utilizzo di strumenti web e software, bensì riuscire a proporre al pubblico informazioni significative. Questo è ciò che i giornalisti possono offrire in virtù della loro abilità di estrarre il vero e l'importante da enormi quantità di dati grezzi.

Secondo Brooke questa abilità e la disponibilità delle risorse finanziarie e di tempo necessarie per eseguire questo compito sono l'unica cosa che oggi può differenziare il giornalista dal cittadino.

In conclusione alla domanda se Brooke non consideri giustificate le restrizioni alla pubblicità delle informazioni contenute nel Freedom of Information Act, lei ha risposto in modo molto diretto che è tempo di iniziare a chiederci piuttosto quali sono i costi e i pericoli di mantenere segrete le informazioni invece di quelli di renderle pubbliche.

Highlights da alcuni panel:

Risorse

Anche se la rivoluzione digitale ha ridotto i costi del fare informazione e ha di fatto legittimato nuovi attori grazie a nuovi strumenti, il fattore umano rimane fondamentale per poter verificare i fatti soprattutto in occasione di eventi, come ha dimostrato il lavoro svolto da BBC Monitoring e Guardian durante il terremoto giapponese.

Uso e abuso delle statistiche

Estremamente efficace la presentazione di James Ball, ex Wikileaks e ora nel team investigativo del Guardian, che ha illustrato quanto sia facile sbagliare con i dati se non vengono analizzati in modo corretto e quanto spesso rappresentazioni errate dei dati finiscono in prima pagina, soprattutto quando sono rappresentate da infografiche accattivanti.

Nuovi modelli di business

Interessante esperimento quello di OWNI che sembra funzionare molto bene a giudicare dal loro successo prima in Francia e ora in tutta Europa. Federica Cocco, editor della versione .eu ha descritto come sviluppatori, designers e giornalisti si sono uniti per creare contenuti innovativi e storytelling digitale di qualità. Con un modello di business interessante in cui la parte news è no-profit ed è finanziata dalla vendita di prodotti e servizi multimediali.

Testimoni oculari al tempo dei social media

Nicola Hughes di DataMinerUK ha spiegato l'uso di Trendsmap, Tweetdeck e Topsy alla CNN nel difficile e laborioso lavoro di rintracciare testimoni oculari attraverso i social media e portarli in onda.

Molto pratica un'altra sessione dei lavori dove sono stati illustrati gli strumenti web più utilizzati per il data journalism. Tra i più citati: Google Docs un must, Google, Google Fusion Tables e ManyEyes per la visualizzazione dei dati, Outwit Hub plugin di Firefox per gestire link, ThinkMap e Zeemaps per creare mappe interattive, Tableau per analizzare e visualizzare dati, Dipity per creare timelines e OpenCalais, per incorporare funzionalità semantiche all'interno di blog, content management system e siti web.

(Di Andrea Menapace)

news:rewired - noise to signal from John Thompson on Vimeo.

15/06/2011 18:10

Referendum sul nucleare: la forza dei dati

Domenica 12 e lunedì 13 si vota, tra le altre cose, sull’abrogazione della proposta di rilancio del nucleare. Il tema è complesso perché il quesito non è tanto sulla tecnologia, quanto sulle scelte di lungo periodo che condizioneranno ambiente e salute e, inevitabilmente, fanno emergere il tema della fiducia dei cittadini nei loro rappresentanti. Il fronte del Sì è favorevole all’abrogazione dei commi 1 e 8 dell’articolo 5 della proposta governativa mentre quello del No vorrebbe proseguire sulla strada indicata dal governo.
Il tema è forse meno ideologizzato di quanto lo era una volta, con molti ambientalisti come Stuart Brand, autore di "Una cura per la Terra" che si sono espressi a favore dell'energia nucleare, ed è interessante vedere come i due fronti abbiano fatto scelte di comunicazione molto diverse.
Da una parte il Forum Nucleare, l'associazione nata per rilanciare il dibattito sull'energia atomica, ha scelto il video con una comunicazione semplice e diretta, ma molto contestata perché non neutrale come inizialmente dichiarato.


Più innovativo è il lavoro dei 12 information designer italiani che hanno prodotto l'Atlante Nucleare (www.atlantenucleare.org ), un progetto collettivo dichiaratamente a sostegno del Sì al referendum e coordinato da Gianni Sinni e Cristiano Lucchi, ideatori del progetto.
Qui siamo di fronte a una comunicazione militante. La tesi del rifiuto del nucleare è dichiarata, i dati sono corretti e selezionati in questa ottica con il risultato che il messaggio è chiaro messaggio ed efficace.
Tra le tavole tutte in Creative Commons e liberamente scaricabili vale la pena segnalare la prima che racconta il crescita del fronte del No all'atomo misurata dai dati Ipsos; la settima che fa leva sulla sfortunata gaffe del Prof. Umberto Veronesi sull'innocuità delle scorie e la mappa dei siti italiani dove potrebbero essere collocate nuove centrali secondi i censimenti originali del Cnen, ora Enea (tavola 6) fino a quelle più tecniche come quelle sulla descrizione del costo del chilowatt atomico confrontato con quello proveniente da altre fonti (tavola 4) nella tavola preparata da Francesco Franchi, il cui lavoro appare regolarmente su IL, il magazine del Sole24Ore.
Anche se purtroppo non spiega tutti gli aspetti del problema energetico italiano. Ha cercato di farlo molto bene Marco Cattaneo, di Le Scienze in questo suo post.
Il problema, osserva Cattaneo (che spiega anche perché questo referendum è tecnicamente inutile), non tanto è se l'atomo ci piace o no, ma quei 29mila MegaWatt che è il minimo giornaliero di consumo della Penisola e che devono essere soddisfatti sempre. Alcune aree della Penisola sono ben dotate sul fronte del solare e dell'eolico come mostrano i dati del Jrc e l'atlante eolico compilato del Cesi. Ma non tutte. E soprattutto nessuna lo è sempre perché quei 29mila MegaWatt che Terna ci dice vanno erogato anche alle quattro del mattino di una notte senza vento.
Forse, come proponeva qualche settimana fa Luca De Biase a ridosso della tragedia di Fukushima, sarebbe ora di lanciare un dibattito sulle scelte strategiche del nostro Paese che vada oltre l'orizzonte stretto dell'emotività. A cominciare da un'informazione più completa su tutte le poste in gioco e per non rimanere attaccati al gas, che il Word Energy Outlook annuncia come la vera fonte energetica in crescita nel prossimo futuro.
(di Guido Romeo)
09/06/2011 10:37
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